Giusi stroncata al primo giorno di lavoro

Giusi stroncata al primo giorno di lavoro
Morta nel suo primo giorno di lavoro nell’azienda di Ginosa in cui giovedì scorsa è stata stroncata da un malore. È questa una delle circostanze emerse dagli accertamenti avviati dai carabinieri sulla tragedia che ha spezzato la vita della bracciante di 39 anni, originaria di Lizzano, ma residente con la sua famiglia a Bernalda. Sull’ennesimo dramma nei campi, infatti, si sono accesi i riflettori della procura di Taranto, con il pm Giorgia Villa che ha disposto l’autopsia per accertare le cause della morte della donna.
Questa mattina il magistrato conferirà l’incarico al medico legale Marcello Chironi per il primo passo dell’inchiesta nella quale figura indagato il datore di lavoro. Per lui è scattata l’informazione di garanzia proprio alla luce della necessità di procedere all’autopsia. La tragedia di Giuseppina ha riacceso l’attenzione sulle condizioni di lavoro in agricoltura. Un tema che proprio in Puglia e nel Salento è sentitissimo. Anche perché non di rado va a braccetto con il fenomeno del caporalato. Una piaga difficile da debellare, anche se, nel caso specifico non ha avuto alcun ruolo.
Sulla morte di Giuseppina, però, ieri è intervenuto Yvan Sagnet, ingegnere camerunense, che si è distinto nella rivolta contro il caporalato esplosa a Nardò, nel 2011. Da anni porta avanti la battaglia contro un fenomeno scontato sulla sua pelle, quando per guadagnarsi i soldi per studiare era diventato bracciante nelle campagne salentine. E il suo impegno gli è valso il conferimento della più alta onorificenza della Repubblica, quella di Cavaliere al Merito, da parte del Presidente Mattarella. La rivolta di Nardò, peraltro, da un lato, ha spianato la strada all’inchiesta della Dda di Lecce sfociata nella condanna di undici persone, tra caporali ed imprenditori, ma ha dato anche la stura al dibattito che ha portato all’approvazione della legge sul caporalato.
 
«Le circostanze della morte di Giuseppina - spiega Yvan Sagnet - ricordano quelle del dramma di Paola Clemente. Entrambe le donne sono decedute in estate, mentre svolgevano la propria attività lavorativa nei campi. Entrambe erano originarie di Taranto e lavoravano a decine di chilometri da casa. Senza volere esprimere un giudizio affrettato sulle cause della tragedia, in attesa delle indagini della Procura, ritengo sia necessario continuare a porre l’attenzione sulle condizioni lavorative sulla sicurezza dei luogo di lavoro, in particolare per le donne. La manodopera femminile - insiste Sagnet - è particolarmente richiesta in quelle zone, soprattutto nelle province di Taranto e di Brindisi. Circa 15.000 braccianti agricole partono ogni giorno verso le quattro di mattina e sotto il controllo dei caporali, dalle piazze delle città di Mesagne, Francavilla Fontana, San Michele Salentino, Ginosa, Grottaglie, Ginosa Marina, Massafra per raggiungere le aziende del Nord barese e del metapontino, in Basilicata. Per una bracciante - aggiunge - dover viaggiare in media circa 200 chilometri al giorno e lavorare, spesso sotto il solo cocente, non può non ripercuotersi sulle sue condizioni di salute, e può arrecare gravi danni alla salute, anche fatali. Spesso - conclude - non è possibile nemmeno rivolgersi ad un medico visto il salario risicato. È evidente come in questi casi vi sia un concorso di responsabilità tra le aziende che non applicano le regole ad uno Stato che, troppo spesso lassista in materia di controllo, favorisce con la sua condotta omissiva il diffondersi dell’illegalità».
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Lunedì 4 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 14:15