Il dramma del Paisiello in cassa 58mila euro ma così non si va avanti

Il dramma del Paisiello in cassa 58mila euro ma così non si va avanti
Il caso del Paisiello è emblematico di come il tempo a volte sia l'unico fattore che conti. Non basta una legge che sancisce la possibilità di statizzare l'Istituto tarantino. Non basta la firma apposta dal Ministro dell'Economia e delle Finanze sul decreto attuativo della stessa legge. Gli anni passano, la legge non viene applicata e l'istituto, paradossalmente, rischia di chiudere. Ma non si tratta solo di questo. Troppe volte si è detto che il Paisiello era sul filo del rasoio e che veniva salvato in extremis.
Ma cosa c'è di più sotto questo tira e molla politico? I docenti sono senza stipendio da febbraio, con un provvedimento di collocamento in mobilità - solo sospeso, è il caso di dirlo - pendente sulle loro teste. Per non parlare di molti docenti a tempo determinato che per sottrarsi all'instabilità dell'istituto tarantino hanno dovuto rinunciare all'incarico presso il Paisiello e accettare la cattedra nei conservatori statali lasciando gli studenti a metà anno senza docente. 600 gli iscritti, provenienti da tre regioni, che hanno investito tempo e denaro negli studi e ora, quel tempo, se lo vedono portare via, insieme al loro sacrosanto diritto allo studio.
Alcuni percorsi formativi non possono essere attivati, le sedute di lauree vengono posticipate e sono a rischio quelle future. Ma quanto è difficile tenere in piedi l'università jonica della Musica? Il Consiglio di Amministrazione del Paisiello, in una drammatica seduta in cui sono state invitate le rappresentanze sindacali, ha messo agli atti la cruda situazione economica, con tanto di bilanci e motivazioni.
Nel verbale si legge che nelle casse dell'Istituto restano ormai meno di 58 mila euro. «Con tale assoluta esiguità di risorse - scrivono - è impossibile procedere all'assunzione di impegni, segnatamente quelli riguardanti gli stipendi del personale docente, amministrativo ed ausiliario, con relativi oneri riflessi».
La situazione è stata esposta al prefetto di Taranto, al presidente, al segretario generale ed al dirigente del Personale della Provincia di Taranto. Ma ad oggi nessuna risposta è arrivata, nemmeno per poter sperare in un ennesimo salvataggio in extremis. E, si sa, di emergenza continua si può morire. L'Istituto ha chiesto ripetutamente all'Ente Provincia le risorse occorrenti per il suo funzionamento o, almeno, ha chiesto di comunicare al Miur l'azzeramento dell'intervento finanziario nelle casse dell'Istituto.
L'Amministrazione Provinciale è infatti per statuto «Ente finanziatore unico ed esclusivo del Paisiello e tuttavia già dal gennaio 2017 non ha inteso corrispondere all'Istituto alcuna forma di finanziamento utile per il suo funzionamento». Le uniche risorse con le quali è stato a malapena possibile garantire la sopravvivenza dell'Istituto provengono dal Miur per effetto della Legge dello Stato (96 del 2017) e della Finanziaria 2018. Ma perché i finanziamenti non bastano mai? La Legge 96 richiede, per essere applicata, l'adozione di decreti attuativi che definiscano i criteri del percorso di statizzazione. Il passaggio al pubblico dovrebbe avvenire con gradualità e con interventi che ne assicurino il completamento in tempi corrispondenti alle urgenze degli istituti.
«I decreti attuativi - si legge nel verbale - potevano (e dovevano) essere adottati nei mesi (se non nei giorni) immediatamente successivi alla Legge 96/2017». Così non è stato ed ancora oggi i decreti attuativi non sono stati ancora effettivamente emanati. Intanto il Miur procede all'erogazione a pioggia dei fondi destinati ai costi della statizzazione, a prescindere dalle urgenze reali dei vari istituti coinvolti. Oltretutto l' entità dei finanziamenti e, soprattutto, i tempi di liquidazione non garantiscono la sopravvivenza dell'Istituto Paisiello. Tutto questo ad un passo dalla statizzazione.
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Venerdì 15 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento: 20:31