Ilva, sciopero contro il piano degli esuberi. A Roma stop alla trattativa tra sindacati e gruppo acquirente. Calenda: "Proposta irricevibile"

Quattromila esuberi, almeno 3.300 a Taranto. E riassunzione con stipendi che non vedranno riconosciute indennità varie e anzianità. Oggi gli stabilimenti Ilva di Taranto e Novi Lugure si fermano per uno sciopero di 24 ore indetto dai sindacati contro il piano degli esuberi presentato da Am Investco Italy. In contemporanea, da stamani alle 10, sindacati e rappresentanti del gruppo che rileverà Ilva avrebbero dovuto sedersi attorno al tavolo, al Ministero dello sviluppo economico, per discutere proprio del piano. Lo stesso ministero, per bocca del viceministro Bellanova, aveva già fatto sapere di non ritenere accettabile la proposta di azzerare le buste paga. La conferma è arrivata nella tarda mattinata: «La proposta dell'azienda su salario ed inquadramento dei lavoratori è irricevibile», scrive sul suo profilo twitter il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. «Tavolo aggiornato», precisa, dopo lo stop dell'incontro su Ilva al Ministero da lui guidato. «quello che oggi manca rispetto all'offerta non sono i numeri, che fanno parte della trattativa sindacale, ma manca – sottolinea Calenda - l'impegno sui salari e gli scatti di anzianità. In assenza di una conferma su questo il Governo ritiene che non ci siano le premesse per aprire il tavolo». 

I presupposti certo non erano dei migliori ma a esacerbare gli animi è stata la nota di apertura di trasferimento aziendale inviata da ArcelorMittal ai sindacati. In sintesi, oltre ai 4mila esuberi confermati che saranno impiegati nelle attività di bonifica e decontaminazione nell'Amministrazione straordinaria, si fa riferimento alla perdita di condizioni contrattuali. In pratica, con l'applicazione dei contratti nazionali senza le tutele dell'articolo 18 e il conseguente azzeramento delle anzianità di servizio e degli integrativi aziendali, si determinerebbe un forte taglio dei salari.

La cronistoria di questa trattativa vincolante risale a luglio: un appuntamento al Mise fu solo interlocutorio e propedeutico a stilare per il post-estate un summit fissato al 15 settembre: l'incontro slittò a pochi giorni per decisione del governo. La nota a firma del dottor Giampietro Castano dell'unità gestione vertenze imprese in crisi del Mise mandò su tutte le furie i sindacati e spiazzò lo stesso management di ArcelorMittal che era già pronto alla riunione.
 
Oggi, quindi, si riprende il filo. Nel frattempo sono stati compiuti degli step. A partire dal nuovo piano ambientale approvato dopo una fase di consultazione pubblica. E, come sottolineato, è arrivata la nota di apertura del trasferimento aziendale ex articolo 47 in cui Am Investco snocciola i numeri della forza lavoro del gruppo Ilva: 10mila dipendenti riassorbiti da Am Investco Italy suddivisi in 9.885 tra quadri, impiegati e operai, 45 dirigenti e 70 dipendenti francesi delle controllate Socova e Tillet. Nello specifico: nello stabilimento di Taranto resterà una forza lavoro pari a 7.600 unità, a Genova 900 e via via gli altri. E a far arrabbiare i sindacati quella frase contenuta nella nota: resta inteso, specifica Am Investco, che "non vi sarà continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società neanche in relazione al trattamento economico e all'anzianità".

Proprio per questo, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno deciso unitariamente di proclamare uno sciopero di ventiquattro ore per questa giornata. L'obiettivo è di bloccare la produzione ma non si escludono altre manifestazioni. Domani, inoltre, è già previsto un altro consiglio di fabbrica per esaminare gli esiti della riunione odierna al Mise. Nella conferenza stampa tenutasi sabato mattina, le organizzazioni sindacali hanno alzato l'asticella della protesta: obiettivo principale è il Governo che "ci ha gestito per quattro anni e ora ci sta svendendo nonostante qualche pompiere stia provando a calmare la situazione".

Una situazione che, invece, si prospetta infuocata. Oggi si conosceranno le prossime fasi sapendo, però, che dai sindacati metalmeccanici a livello nazionale e locale il messaggio è univoco: "Su queste basi non si tratta. Siamo pronti a tutto, Taranto ha già dato e non si può negoziare e barattare su salute, ambiente e posti di lavoro".
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Lunedì 9 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 22:25