Il piano lacrime e sangue: nella nuova Ilva di Taranto gli esuberi saranno 3300

Il piano lacrime e sangue: nella nuova Ilva di Taranto gli esuberi saranno 3300
 Diecimila dipendenti Ilva riassorbiti da Am Investco Italy. Quattromila restano fuori, dei quali 3300 circa a Taranto. La nuova proprietà assumerà 9.885 tra quadri, impiegati e operai, 45 dirigenti e 70 dipendenti francesi delle controllate Socova e Tillet. Nello specifico: nello stabilimento di Taranto resterà una forza lavoro pari a 7.600 unità, a Genova 900 e via via gli altri. Nel siderurgico tarantino, quindi, si passerà dagli attuali circa 10.900 a 7.600 unità così ripartite: 130 quadri, 1.140 impiegati e 6.330 operai.
È la cura dimagrante prevista da Am Investco Italy per Ilva. Come anticipato su queste pagine, è arrivata ieri la nota di apertura trasferimento aziendale ex articolo 47. Gli esuberi, come risaputo, sono circa 4mila in totale ma adesso sono più chiare le basi di partenza per la complessa trattativa sindacale che andrà in scena lunedì al tavolo del ministero dello Sviluppo economico. Resta inteso, specifica Am Investco, che “non vi sarà continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”.
Undici pagine di documentazione compreso le liste degli indirizzi - in primis organizzazioni sindacali, ministero del Lavoro e ministero dello Sviluppo economico - a cui è stato inviato il documento. Le firme in calce del management di Am Investco Italy, Geer Van Poelvoorde e Matthieu Jehl e dei commissari straordinari Corrado Carrubba, Piero Gnudi e Enrico Laghi. Le società concederanno inizialmente in affitto alla nuova cordata i rami d’azienda relativi ai seguenti stabilimenti: Ilva (Milano, Genova, Novi Ligure, Racconigi, Taranto, Marghera, Legnaro e Paderno Dugnano), Ilvaform (Salerno), Taranto Energia (Taranto) e Ilva Servizi marittimi (Genova e Taranto). L’affitto avrà efficacia, a fronte del completamento della procedura, entro il 31 dicembre 2017.
 
Nella prima parte del documento, la cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia conferma i propri obiettivi del piano industriale: aumento della produzione di acciaio liquido dagli attuali livelli a 6 milioni di tonnellate per anno entro il 2018 e mantenimento di tale livello fino alla completa implementazione del piano ambientale entro il 23 agosto 2023. Successivamente, aumento della produzione di acciaio liquido a 8 milioni a cui verrà aggiunta la lavorazione di bramme e coils a caldo importati da altri impianti di ArcelorMittal e da altri fornitori per massimizzare la produzione nelle linee di finitura raggiungendo volumi di spedizione di prodotti finiti a 8,5 milioni di tonnellate entro il 2020, aumentando gradualmente per raggiungere 9,5 milioni entro il 2023. Una volta portato a termine il piano ambientale, riaccensione di Afo5 (chiudendo Afo2) per raggiungere una produzione di 8 milioni di tonnellate a Taranto.
Alle conferme sugli investimenti segue il capitolo più importante sulle novità inserite nel capitolo “Piano sulla forza lavoro”. I 10mila dipendenti del gruppo Ilva saranno assorbiti analiticamente così: a Taranto 7.600, a Genova 900, a Novi Ligure 700, a Legnaro 30, a Marghera 45, a Milano 180, a Paderno 40 e a Racconigi 125. A questi bisogna aggiungerne 35 di Ilvaform, 90 di Taranto energia, 160 di Ilva servizi marittimi. In più, saranno assunti 45 dirigenti e 70 dipendenti delle controllate Socova e Tillet per un totale di 10mila unità.
I 9.930 dipendenti italiani di Ilva saranno assunti in base alla nuova normativa sul Jobs Act e così distribuiti: 45 dirigenti, 211 quadri, 1.683 impiegati, 7.846 operai e 145 personale marittimo. Le suddette allocazioni, spiegano da ArcelorMittal, sono soggette a “leggeri aggiustamenti sulla base di esigenze organizzative tenendo fermo il numero complessivo. L’accordo sindacale conclusivo dovrà contenere intese sull’orario di lavoro che assicurino la sostenibilità del piano industriale”.
Per quanto riguarda coloro che vengono definiti “dipendenti rimanenti”, è confermata la soluzione in interventi di bonifica, decontaminazione e risanamento ambientale e in attività di sostegno assistenziale e sociale mediante l’Amministrazione straordinaria. Per chi non sarà impiegato in queste attività, le società potranno fare ricorso o avvalersi, in quanto consentito dalla normativa applicabile, di ogni ammortizzatore sociale e in particolare della Cassa integrazione guadagni straordinaria la cui durata è equiparata al termine previsto per l’attività dei Commissari straordinari.
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Sabato 7 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:48