Teleperformance si riorganizza, vanno a casa ottanta interinali

Teleperformance si riorganizza, vanno a casa ottanta interinali
Un piano per arginare la crisi che prevede il licenziamento di 80 interinali e il demansionamento di 80 lavoratori dello staff che con la stessa retribuzione potranno anche svolgere l’attività di operatori. Se non dovesse funzionare, Teleperformance è pronta a soluzioni più drastiche con la dichiarazione di crisi per tutta l’azienda.
È quanto emerge dalla riunione tenutasi ieri tra sindacati e il management del call center tarantino. Non una doccia fredda, in quanto le avvisaglie erano già comparse, ma la conferma di una situazione complicata. Le rappresentanze sindacali unitarie erano state convocate proprio per un aggiornamento sulla situazione aziendale. I segnali negativi dell’ultimo consiglio d’amministrazione di un mese fa in sostanza sono stati ribaditi plasticamente in questo piano-tampone che potrebbe anche non bastare.
«L’azienda, per bocca dell’amministratore delegato, ci ha indicato la volontà di procedere unilateralmente a una riorganizzazione interna che conseguentemente inciderà sulla perdita di posti di lavoro per interinali - ha spiegato Andrea Lumino, segretario generale Slc Cgil di Taranto - È una scelta inaccettabile. Lo diciamo da tempo che non si possono perdere posti di lavoro in questo territorio. Non ce lo possiamo permettere. Per questo motivo è necessario, e tutti i sindacati sono uniti, aprire una trattativa complessa che possa permettere di trovare una soluzione che non incida sulle tasche dei lavoratori. La politica non può sottrarsi e deve intervenire a tutti i livelli. Siamo uniti e presseremo le istituzioni sin da subito».
 
Tp Italia è una consociata del Gruppo Teleperformance, leader mondiale nell’offerta di servizi di Contact Center, presente da oltre 25 anni in 62 paesi del mondo, con 260 sedi e più di 750 Clienti. Nel sito tarantino lavorano circa 1.600 dipendenti a tempo indeterminato oltre a personale assunto con contratti a progetto e interinali.
È la seconda realtà produttiva del territorio cresciuta negli anni anche grazie a quelle stabilizzazioni che furono il fiore all’occhiello di tutto il settore. E proprio con il siderurgico si intreccia essenzialmente per due motivi: sia perché si tratta delle due aziende con più lavoratori del territorio, sia perché in molte famiglie si incrociano i componenti del call center e del siderurgico. Spesso, infatti, i nuclei familiari sono composti da una moglie che lavora in Tp e un marito operaio all’Ilva.
Oltre alla crisi dovuta alla concorrenza sleale di call center sottoscala, a delocalizzazioni e contratti con imposizioni senza scrupolo, il comparto ha ricevuto una scossa decisiva dalla vertenza Almaviva può lasciare strascichi non indifferenti. Dopo il fallimento dell’accordo per la sede di Roma del call center Almaviva, infatti, sono partite le lettere di licenziamento per i 1.666 dipendenti.
Come si è arrivati a questa drammatica situazione? In sostanza, Almaviva aveva annunciato la chiusura delle sedi di Roma e Napoli paventando il licenziamento per 2.511 persone (1.666 nella sede della capitale e 845 a Napoli). In un comunicato, l’azienda spiegava che “negli ultimi quattro anni, con una forza lavoro praticamente invariata, aveva visto diminuire del 50% i propri ricavi, spesso a vantaggio di attività delocalizzate in aree extra Ue, con un’aggiuntiva e rilevante accelerazione negli ultimi mesi”.
Successivamente, la trattativa si spaccava su Roma determinando i licenziamenti proprio nel periodo natalizio. Una conclusione che a Taranto provocherebbe danni enormi.
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Venerdì 17 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 18-03-2017 13:47