Accordo di programma, la Regione esamina la bozza. «Aspettiamo Gentiloni»

Accordo di programma, la Regione esamina la bozza. «Aspettiamo Gentiloni»
La tregua richiesta, nei tempi dettati dal Governo, sembra ancora lontana. C’è la proposta di accordo di programma già redatta dal Comune di Taranto, pronta per essere inviata a Roma. Ma la bozza è ancora ferma a Bari. In Regione, infatti, appare prematuro il ritiro del ricorso contro il Dpcm con il piano ambientale della nuova Ilva, in assenza di garanzie certe sulla sicurezza per ambiente e salute. Il documento dell’ente jonico - in 22 punti - è pronto ma nel nebuloso scontro istituzionale non si intravede, per ora, alcuna schiarita. Con i sindacati che spingono sempre di più affinché il conflitto si risolva prima possibile. 
La mattinata si è aperta con l’ennesima proposta di mediazione del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. «L’Ilva entro il 2020 può diventare l’acciaieria dal punto di vista ambientale migliore d’Europa, quello che è importante è che si sgomberi il campo dai ricorsi e lo si faccia rapidamente, e ragionando sul merito» ha detto in un’intervista su Radio Capital. Il ministro, riconoscendo i passi fatti del Governatore della Puglia e precisando di non aver «mai fatto guerra a Emiliano», ha sottolineato che quest’ultimo e il sindaco di Taranto hanno sempre avuto porte aperte al Ministero: «L’importante è chiedere cose che si possono fare, stare sul merito delle cose, se si sta sul merito non c’è nessuna preclusione. Siamo istituzioni che si parlano, le questioni personali sono fuori dal tavolo sempre».
Qualche ora dopo la risposta di Emiliano. «Stiamo mettendo a punto, con il comune di Taranto, l’Accordo di programma», e «se Gentiloni ci convocherà gli spiegheremo quali sono le linee generali», ha replicato, rispondendo in conferenza stampa sulle future mosse della Regione, a fronte delle continue richieste del Governo di ritirare il ricorso che l’ente ha presentato contro il Dpcm che contiene il Piano ambientale del siderurgico. Nei giorni scorsi dagli uffici del Mise ai due enti locali è arrivata, come è noto, una bozza di Protocollo di intesa. Ritenuta insufficiente, il Comune ha già elaborato una controproposta e ci sta lavorando con la Regione. Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e lo stesso Emiliano chiedono di accantonare l’ipotesi del protocollo in favore dell’Accordo di programma ritenuto più vincolante rispetto al primo. 
 
Emiliano ha aggiunto che «una volta che il presidente del Consiglio ci convocherà e avremo concertato l’indirizzo generale dell’Accordo di programma, si potrà procedere a quelle sedute tecniche che consentiranno all’Accordo di programma di essere poi sottoscritto e approvato dai Consigli regionale e comunale. La procedura è trasparente - ha concluso - consentirà a chiunque di dire la propria».
I punti salienti della proposta di accordo di programma spingono su quattro assi fondamentali: l’inclusione della valutazione del danno sanitario per i tarantini, il recupero dei crediti per le aziende dell’indotto, una spinta forte per il graduale abbandono dell’attuale produzione siderurgica a carbone, accelerazione della copertura dei parchi minerali e degli altri interventi ambientali. Si parla di due forni a gas per sostituire l’alimentazione dei tradizionali altiforni. «Io - ha detto Emiliano - ce l’ho scritto nel programma che l’Ilva deve essere decarbonizzata e resa inoffensiva dal punto di vista della salute delle persone».
I malumori per il protrarsi della situazione di attesa serpeggiano tra i lavoratori e vengono espressi dai sindacati. La Fim continua a protestare. Il segretario nazionale dei metalmeccanici Cisl Marco Bentivogli teme il rischio di una «seconda Bagnoli». La Uilm, attraverso il segretario nazionale Rocco Palombella, chiede che si arrivi ad un epilogo positivo nel più breve tempo possibile. A favore dell’azione della Regione, ieri, una nota della Fiom Cgil: «Di questo decreto conosciamo ben poco. Per poter affrontare la trattativa con la controparte la Fiom Cgil deve necessariamente conoscere i dettagli del decreto di aggiudicazione del 5 giugno. Il ministero scopra le carte: serve chiarezza e trasparenza», si legge. Ma il segretario generale della Camera del Lavoro di Puglia di Puglia è invece critico con la Regione chiedendo «un’idea e un progetto». «Non si può continuare a gestire la partita sull’Ilva, di straordinaria importanza sul piano economico, con l’improvvisazione quotidiana», ha sostenuto Pino Gesmundo, segretario regionale Cgil Puglia. «Adesso siamo, dopo i ricorsi al Tar, alla nuova idea della partecipazione di Acquedotto pugliese all’interno della compagine societaria. Ogni tanto ne sentiamo una». 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 9 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 12:50