Sarahah, il boom dei messaggi anonimi: ma i precedenti sono un flop

Sarahah, il boom dei messaggi anonimi: ma i precedenti sono un flop
C'è qualcosa di sublime e al contempo perverso nel parlare alle spalle di qualcuno. Ma il picco dell'eccitazione si raggiunge quando addirittura si ha modo di parlare in faccia a qualcuno, pur restando anonimi. È come commettere un delitto senza subire sanzioni, guardando i risultati come un semplice spettatore. Sarà per questo che un'app come Sarahah è diventato in poco tempo un fenomeno mondiale. Si tratta di un social network in cui, una volta iscritti con un normale account, si possono rintracciare amici e conoscenti e mandare loro un messaggio privato in totale anonimato, senza che possano rispondere.

Un'idea nata nel 2016 in Arabia Saudita (Sarahah in arabo vuol dire franchezza) dalla mente del 29enne Zain al-Abidin Tawfiq, che l'aveva concepita per dare possibilità alle persone di esprimere liberamente i propri pensieri sui propri capi senza temere ritorsioni. Da qualche settimana, cioè da quando è possibile metterne i link nelle Storie di Instagram tramite Paperclip, l'app è letteralmente esplosa, prima negli Usa, poi in India e ora anche in Europa, collezionando oltre 20 milioni di utenti.

È facile intuire come il servizio rappresenti un'ulteriore arma, davvero micidiale, per i bulli da tastiera. Tanto che il fondatore ha introdotto dei limiti (come il non poter inserire parole offensive) per non dover far fronte alle accuse che già stanno piovendo da tutto il mondo.

I PRECEDENTI
Eppure, nonostante il clamore mediatico degli ultimi giorni, l'idea di Sarahah non è certo nuova. Anzi, esistono una serie di precedenti di app molto simili che, udite udite, nella maggior parte dei casi sono andati miseramente falliti. La storia più emblematica è forse quella di Secret, un'app che nella primavera del 2014 visse un periodo di grande fortuna. Tanto che si parlò insistentemente di un presunto interesse di Mark Zuckerberg, che sarebbe stato disposto a sborsare 100 milioni di dollari pur di accaparrarsela e inserire una funzione di messaggistica anonima su Facebook. Rumors che vennero rapidamente smentiti, come altrettanto rapida fu la parabola dell'applicazione, che solo un anno più tardi, nel giugno 2015, fu chiusa. Stesso destino per Yik Yak, disattivata l'aprile scorso, e in parte anche per il social network anonimo più famoso, Whisper. L'app lanciata da Michael Heyward e Brad Brooks nel 2012 è arrivata a totalizzare 20 milioni di utenti mensili, soprattutto fra gli adolescenti, ma ora sta attraversando un periodo difficile. Come riporta TechCrunch, l'azienda ha infatti licenziato in questi giorni il 20% dei dipendenti.

Il problema di queste app è che non sono vere e proprie reti sociali, che non alimentano un network. Non solo. Qual è la soddisfazione nel dire qualcosa di male a qualcuno se non provocare dolore? Che strana forma di masochismo è volersi sentir criticare da non si sa chi per non si sa quale motivo? A meno che la malcelata e remota speranza non sia quella di veder comparire una qualche forma di confessione amorosa, ma anche in quel caso, a cosa serve se non a nutrire il proprio ego? E infine: come si può essere sicuri di non essere vittime di qualche scherzo crudele? Insomma, non ti curar di lor, ma chatta e passa.

andrea.andrei@ilmessaggero.it
Twitter: @andreaandrei_
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Lunedì 14 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:06
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