Occhio al virus di Natale: sembra un messaggio audio Whatsapp ma è una trappola

Non aprite quel messaggio. Come dire: occhio al virus che corre sempre, veloicissimo, sullo schermo di pc, tablet e smartphone. E soprattutto in questo periodo con gli auguri inviati e ricevuti in lungo  in largo è ancora più molesto. L'allerta arriva dalla Polizia delle Comunicazioni che  attraverso la sua pagina Facebook "Una vita da social" raccomanda di fare attenzione quando apriamo la casella di posta e troviamo quelli che sembrano messaggi audio Whatsapp. E che invece non lo sono affatto e possono infettare i nostri amati e oramai onnipresenti dispositivi.

L'avvertenza è chiara: «Non aprite le email, e soprattutto gli allegati, inviati da mittenti il cui nick è Whatsapp ma il cui indirizzo reale, in realtà, risale a soggetti tutt’altro che riconducibili alla nota applicazione. Si tratta di materiale contenente virus informatici”.
Il post-avviso poi entra nel dettaglio e spiega: «Da oltre un anno è consolidata la mania dei messaggi #Whatsapp vocali che si sono aggiunti ai tradizionali messaggi di chat. Gli utenti iscritti all’app di messaggistica più popolare del momento possono inviare un file audio al destinatario, in modo da evitare di digitare sulle tastiere degli smartphone lunghe conversazioni, a volte complicate da gestire quando si hanno le mani impegnate in altre attività».

Ed è qui che scatta la trappola e mette a rischio i nostri compagni di vita virtuale, cellulari, tablet, pc. «C’è un trucco, e potenziale pericolo - continuano gli agenti che vigilano attentamente ogni angolo dell'universo digitale- consiste nel virus annidato nell’allegato che, se aperto, infetta il computer, Il più delle volte ciò consente al pirata informatico di controllare la macchina colpita dall’infezione (è il caso dei cosiddetti trojan), riuscendo a verificare, anche a distanza, le combinazioni di tasti digitati sulla tastiera. Con tutti i conseguenti illeciti vantaggi: si pensi alle credenziali di accesso del conto corrente online alle più "innocue" (si fa per dire) credenziali di accesso all’email, al profilo Facebook, ai dati personali dell’utente».
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Mercoledì 21 Dicembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 27-12-2016 20:06
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