Emiliano: «Renzi rispetti il Pd e gli iscritti». Ma la base è contro il patto con M5s

Emiliano: «Renzi rispetti il Pd e gli iscritti». Ma la base è contro il patto con M5s
LECCE - «Renzi rispetti il Partito democratico»: a Michele Emiliano, governatore della Puglia e leader di una della minoranza interna Fronte Dem, non è piaciuta la presa di posizione dell’ex segretario che ha negato ogni possibilità di accordo con il M5S su un possibile governo. «Su 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare a favore. Io di disponibili alla fiducia a Di Maio non ne conosco uno», ha sottolineato Renzi, mettendo in difficoltà il segretario reggente Maurizio Martina che con i pentastellati vuole almeno confrontarsi e chiede che sulla linea da seguire sia la direzione nazionale convocata per il 3 maggio a decidere. Martina ha detto che in queste condizioni è difficile continuare il lavoro avviato, ma ha smentito di pensare alle dimissioni. Però, al di là delle dichiarazioni di molti dirigenti orientati al confronto, è vero che la base del Pd considera impossibile qualsiasi ipotesi di accordo con il M5S. Per Emiliano il quadro non è quello raccontato da Renzi domenica pomeriggio durante una intervista su Rai Uno rilasciata a Fabio Fazio. «Non si può non essere accanto al Pd, a Maurizio Martina, ai singoli militanti del partito che fanno da sempre il loro dovere dentro una comunità pensante che mai nella sua storia è stata malmenata». 
«Nell’impropria intervista televisiva di domenica abbiamo avuto la rivendicazione cocciuta ed infantile di un programma di governo e di una coalizione verdiniana, sconfitti ripetutamente dal referendum del 4 dicembre e dalle elezioni del 4 di marzo”, ha evidenziato il leader di Fronte Dem. «Per ben due volte a distanza di pochi mesi», ha aggiunto, «il segretario-premier del Pd si è dovuto dimettere da tutto. Ciononostante insiste nel voler riproporre il suo ruolo di leader formale o di fatto senza prendere atto del giudizio degli elettori. Che hanno sconfitto certamente queste prospettive programmatiche e certamente colui che le aveva indicate al partito, oltre che tutti noi, senza però trasformare l’intero partito in un oppositore preconcetto di ogni altra ipotesi politica del Paese». Per Emiliano «il Pd dopo le dimissioni del suo ex-segretario vuole ricominciare a vivere, a costruire la sua presenza nella società e nelle istituzioni in coerenza con la nuova legge elettorale proporzionale che non consente a nessuno di chiamarsi all’opposizione e obbliga tutti, innanzitutto le forze politiche che hanno promosso la legge, di dare un governo all’Italia. Bunkerizzare quel che rimane del Pd è triste ed anche inutile, perché non serve neppure difendere ciò che di buono il Pd ed il suo leader sono comunque riusciti a fare nella scorsa legislatura». Il leader di Fronte Dem ha evidenziato la necessità di «aprire una discussione franca col M5S per salvaguardare i nostri punti di vista politici e le nostre conquiste, sia pure negoziandoli col partito di maggioranza relativa partendo dai programmi di quest’ultimo, serve al Pd ed è utile all’Italia. La Direzione del 3 maggio sarà dunque decisiva e per questo nessuno deve mancare. Chiediamo rispetto delle regole e di tutti gli iscritti». 

Anche Dario Franceschini, da tempo schierato a favore del confronto con il M5S, ha contestato la sortita di Renzi. «È arrivato nel Pd il tempo di fare chiarezza. Dalle sue dimissioni Renzi si è trasformato in un Signornò, disertando ogni discussione collegiale e smontando quello che il suo partito stava cercando di costruire. Un vero leader rispetta una comunità anche quando non la guida».
Giovanni Epifani, responsabile regionale pugliese organizzativo del Pd e responsabile nazionale del dipartimento agricoltura, ha condiviso invece la posizione dell’ex segretario. «Renzi ha solo confermato la linea del no ai 5S emersa nella Direzione nazionale dopo le elezioni del 4 marzo», ha ricordato. 
«Se il 3 maggio ci sarà una posizione diversa se ne prenderà atto. Però davvero non si comprende questa voglia di Emiliano, e non solo, di forzare la situazione e continuare a contestare i deliberati del partito. Nei partiti le minoranze hanno diritto legittimamente di criticare e di apportare contributi al dibattito, ma poi devono obbligarsi a rispettare le decisioni della maggioranza. Così funzionano i partiti democratici. Emiliano sbaglia a fare riferimento a rispetto di regole e militanti che non ho mai visto da parte sua in tante occasioni. Io vedo che i militanti non hanno alcuna voglia di governo con il M5S e con Di Maio. Mi pare che la dichiarazione di Di Maio diretta al Pd “la pagherete” la dice lunga sulla sua voglia di dialogo», ha concluso Epifani.
Anche il ministro Carlo Calenda ha contestato la posizione di Emiliano: «Ma se hai espresso sempre e ovunque opinioni contrarie a qualsiasi cosa abbia mai fatto Renzi quando era segretario del Pd. Hai definito il governo Gentiloni di cui Martina faceva parte ‘al servizio delle Lobby’. Adesso parli di correttezza e collegialità. Ma con che faccia».
In serata Renzi ha confermato il no a ogni intesa. «L’ho spiegato senza rancore, senza ripicche, senza polemiche. Era mio dovere farlo anche per rispetto a chi ci ha votato. Chi è stato eletto ha un obbligo di trasparenza verso i propri elettori», ha evidenziato. 
«Rispetto per tutti, censura per nessuno. Davvero tutti possono andare in Tv tranne uno? Non scherziamo. Continuerò ad ascoltare tutti e a dire la mia ovunque: in direzione, in assemblea, in Parlamento, sui social, in Tv. Io penso che votare un Governo Di Maio sarebbe tradire il mandato dei nostri elettori. E non mi stancherò mai di dirlo», ha concluso.
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Martedì 1 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 05:30