Giuliano all’Istruzione, Altieri fuori:
governo, c’è la lista dei sottosegretari

Giuliano all’Istruzione, Altieri fuori:
governo, c’è la lista dei sottosegretari
Sovvertito il pronostico, ribaltata l’inerzia del borsino: Salvatore Giuliano sottosegretario all’Istruzione in quota ai cinque stelle, il leghista Nuccio Altieri fuori dall’ultimo valzer di poltrone. I rumors della vigilia suggerivano un trend opposto, ma alla fine il gioco d’incastri ha favorito il dirigente scolastico brindisino, già indicato in campagna elettorale da Luigi Di Maio come ministro dell’Istruzione di un eventuale governo monocolore pentastellato, tanto da scattare in pole - o almeno così sembrava - nel totoministri gialloverdi. È il terzo pugliese del nuovo esecutivo: s’aggiunge al premier Giuseppe Conte (foggiano) e alla ministra del Sud Barbara Lezzi (salentina). Anche Conte era nella squadra presentata a febbraio dal leader del M5s, Lezzi invece è senatrice pentastellata alla seconda legislatura. Per Altieri, candidato alle politiche con la Lega, è la seconda delusione in pochi mesi: non eletto il 4 marzo, sembrava destinato a un ripescaggio, proprio nell’ottica salviniana del radicamento della Lega nelle regioni meridionali.
Giuliano - preside innovatore, pioniere della scuola smart - dirige l’Istituto Majorana di Brindisi. Nel recente passato non solo aveva difeso la riforma scolastica renziana, ma è stato anche consulente dei ministri dell’Istruzione Stefania Giannini e Valeria Fedeli, dunque con i governi Renzi e Gentiloni. Poi, la folgorazione pentastellata. E la parziale abiura del sostegno alla “Buona scuola”. Di certo Giuliano non è digiuno della macchina ministeriale, anzi.
L’accelerata di M5s e Lega sulla lista di viceministri (6) e sottosegretari (39) è arrivata ieri, dopo un’impasse durata dieci giorni frutto di veti, diritti di prelazione, incastri per nulla semplici da far combaciare. Sono 25 i sottosegretari indicati dal M5s 17 dalla Lega, due i tecnici. Ora potranno sbloccarsi anche le commissioni permanenti di Camera e Senato (le cui nomine di vertice sono indissolubilmente legate agli equilibri delle poltrone di sottogoverno): solo così potrà partire a pieno regime la macchina parlamentare. Qual è il quadro, allora? Il cruciale ruolo di viceministro dell’Economia viene affidato al tandem Laura Castelli (M5s) e Massimo Garavaglia (Lega), sottosegretari Massimo Bitonci (Lega) e Alessio Villarosa (M5s). La Lega dovrebbe avere la presidenza del Cipe, affidata al sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti. Il premier Conte terrà invece per sé la delega ai Servizi segreti. Un’altra delega importante, quella alle Telecomunicazioni (che fa capo al ministero dello Sviluppo) dovrebbe essere mantenuta dallo stesso ministro, cioè Luigi Di Maio, e non da un sottosegretario. La delega all’editoria è appannaggio del M5s: Vito Crimi che brucia sul filo di lana Primo Di Nicola. I parlamentari cinque stelle Davide Crippa e Andrea Cioffi e l’economista vicino alla Lega Michele Geraci entrano nel governo al ministero dello Sviluppo Economico, mentre il ministero dell’Interno non avrà un viceministro ma quattro sottosegretari: Nicola Molteni e Stefano Candiani della Lega, per il M5s Luigi Gaetti e Carlo Sibilia. All’Istruzione, insieme con Giuliano, ecco Lorenzo Fioramonti (M5s). Farà capo alla presidenza del Consiglio dei ministri invece una sottosegretaria che dovrà raccordarsi direttamente con la ministra Lezzi: si tratta di Giuseppina Castiello, leghista, e titolare della delega al Sud. Resta da capire come s’incroceranno i rispettivi raggi d’azione sulla medesima materia. Agli esteri vanno anno Emanuela Del Re, a suo tempo candidata a dirigere la Farnesina nel governo M5s, e Manlio di Stefano. Alla giustizia il pentastellato Vittorio Ferraresi e per la Lega Jacopo Morrone. Alle infrastrutture vanno il cinque Stelle Michele Dell’Orco (non eletto) e i leghisti Edoardo Rixi e Armando Siri, il teorico della flat tax. Alla Salute ecco il patologo Armando Bartolazzi voluto da Di Maio nel governo ombra M5s e il leghista Maurizio Fugatti.
Sbloccata l’enorme tessera del sottogoverno, oggi verranno eletti dalla Camera anche un questore e un vicepresidente, dopo la nomina di Riccardo Fraccaro e Lorenzo Fontana a ministri. Al posto del primo andrà Federico D’Incà (M5s), mentre per la seconda casella in pole position c’è Raffaele Volpi (Lega), anche se la Lega aveva ipotizzato di offrirla a Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia, per avvicinare il partito della Meloni al governo.
 
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Mercoledì 13 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:01