Nel mirino social, con un peso addosso
Il legale: ha soccorso e difeso la vittima

Nel mirino social, con un peso addosso
Il legale: ha soccorso e difeso la vittima
È tornato a Brindisi, dopo la sospensione dal servizio che risale al febbraio dello scorso anno. Tornato a casa, il vicebrigadiere, dopo aver prestato servizio in reparti di eccellenza dell'Arma dei carabinieri, nella città in cui è nato e in cui ha meditato la strategia difensiva da seguire. Fino a giungere alla conclusione che fosse necessario agire, raccontare alla procura la sua verità. Francesco Tedesco è stato forse il più bersagliato dei carabinieri del caso Cucchi. All'epoca dei fatti, nel 2009, prestava servizio presso la stazione Appia di Roma. Nel 2016 fu Ilaria, la sorella di Stefano, la vittima del pestaggio, a pubblicare una sua foto tratta dai social network in cui era ritratto in costume da bagno. «Volevo farmi del male - scrisse - volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo. Di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene». La stessa Ilaria, poi, decise di rimuovere quel post. In attesa di verità e giustizia. In attesa di una ricostruzione puntuale dei fatti che attribuisse il giusto ruolo a tutti i protagonisti della vicenda.
Di messaggi verbalmente offensivi ce ne furono tanti altri. Tant'è che Tedesco decise di raccoglierli tutti e sporgere querela. Furono iscritte nel registro degli indagati 31 persone. I fatti risalivano al gennaio 2016. In quello stesso periodo una scritta apparve davanti alla palestra di Brindisi solitamente frequentata da Tedesco. C'era scritto: Via gli infami da Brindisi, Cucchi vive. Era firmata dalla Curva Sud.
La situazione, due anni dopo, e dopo una denuncia sporta, le ammissioni e la ricostruzione dei fatti che racconta di una relazione di servizio persa nel nulla in cui quanto accaduto era stato denunciato, è nettamente diversa. Le dichiarazioni rese da Tedesco, per la difesa, hanno il sapore di una riabilitazione: «Questo è uno snodo significativo per il processo ed è anche un riscatto per il mio assistito e per l'intera Arma dei Carabinieri. Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso» ha affermato l'avvocato Eugenio Pini, legale di Tedesco, che ora punta il dito contro gli altri militari. «Ma soprattutto - aggiunge l'avvocato - è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l'Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente ad intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell'immediatezza e ad aver fatto definitivamente luce nel processo».
Riccardo Casamassima, l'appuntato dei carabinieri che con la sua testimonianza fece riaprire l'inchiesta, ha commentato: «Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d'oca nell'apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti. Signora ministro io sono un vero carabiniere. L'Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l'incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest'oggi ti sei ripreso la tua dignità».
R.Gra.
 
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Venerdì 12 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento: 11:59