Strega, un’edizione a trazione anteriore

Strega, un’edizione a trazione anteriore
A poche ore dall’assegnazione del settantaduesimo Premio Strega nella suggestiva cornice del Ninfeo di Villa Giulia, proviamo a trarre alcune considerazioni sulle strategie possibili in vista della finale e sulle tematiche affrontate dai cinque libri finalisti. I libri in questione sono “Resto qui” (Einaudi) di Marco Balzano,“Questa sera è già domani” (E/O) di Lia Levi, “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” (Neri Pozza) di Sandra Petrignani e “La ragazza con la Leica” (Guanda) di Helena Janeczek e “Il gioco” (Mondadori) dello scrittore tarantino Carlo D’Amicis.
D’Amicis è il quarto scrittore pugliese negli ultimi 7 anni ad entrare nella cinquina del prestigioso premio, dopo Mario Desiati, Gianrico Carofiglio e Nicola Lagioia. Dopo la prima votazione, con scrutinio avvenuto a Casa Bellonci il 13 giugno, è il romanzo della Janeczek, nata a Monaco di Baviera, in una famiglia ebreo-polacca, che vive in Italia da oltre 30 anni, ad aver ricevuto più voti. A seguire, in ordine, Balzano, Petrignani, Levi e D’Amicis. Ma nella seconda votazione tutto potrà cambiare, visto che ciascuno dei 660 votanti aventi diritto avrà a disposizione un unico voto, a differenza dei tre voti espressi nella prima votazione necessaria per decretare la cinquina dei finalisti. Lasciando da parte un attimo i contenuti dei libri appena citati, sarà molto importante comprendere come deciderà di muoversi il gruppo editoriale italiano più importante, Mondadori, che nel corso delle ultime edizioni ha monopolizzato la vittoria del Premio. In finale il gruppo Mondadori presenta due titoli in finale, “Resto qui” di Marco Balzano, che ha pubblicato il nuovo romanzo con Einaudi, casa editrice che ha vinto lo Strega ben due volte nelle ultime tre edizioni, con il nostro Lagioia nel 2015 e con Cognetti lo scorso anno. L’altro titolo è proprio “Il gioco” di D’Amicis, - originario di Sava, ma da anni a Roma, dove lavora per Radio Rai 3 - un romanzo che a causa dei contenuti altamente espliciti è stato escluso dal Premio Strega Giovani, vinto dal romanzo di Lia Levi, e che ha acciuffato la cinquina per due voti, lasciando fuori il romanzo di Francesca Melandri, “Sangue giusto” (Rizzoli). La sensazione è che se il gruppo Mondadori volesse, potrebbe far veicolare i suoi voti sul romanzo di Balzano, a discapito di D’Amicis, che avendo raggiunto la cinquina con un libro così pruriginoso e complesso, potrebbe ritenersi soddisfatto. Questo garantirebbe il sorpasso di Balzano ai danni della Janeczek. Certo, con tre donne in cinquina, sarebbe davvero un peccato che quest’anno il Premio finisse nuovamente nelle mani di un uomo (l’ultima ad aggiudicarsi il Premio fu Melania Mazzucco con “Vita” nel 2003. Ma di cosa parlano i cinque libri finalisti? In quattro dei cinque testi c’è una profonda trazione nostalgica, il racconto di un mondo altro, passato, lo sguardo nelle vite di uomini e donne di un tempo che fu. “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek racconta della fotografa tedesca Gerda Taro morta a soli 26 anni durante la guerra civile spagnola. Nel libro, basato su fonti storiche precise, anche diversi personaggi che ruotavano attorno alla ragazza, tra cui il famoso fotografo Robert Capa che della Taro fu anche compagno. “Resto qui” di Marco Balzano  è ambientato in Alto Adige, esattamente a Curion, un paesino che è stato letteralmente spostato per fare spazio ad una diga e ad un lago artificiale. Il libro racconta le vicende di alcuni abitanti del luogo, dagli anni Trenta, quando fu decisa la costruzione della diga, alla inondazione del paese nel ’50. Nel mezzo, gli anni difficili del Fascismo e della repressione. “La corsara” di Sandra Petrignani è la biografia di una delle intellettuali italiane più famose del Novecento, seconda donna, dopo Elsa Morante, a vincere lo Strega. La storia di Natalia Ginzburg, infatti, si presta molto bene ad una biografia, dato che è stata scrittrice ma anche drammaturga e opinionista pugnace, nonché figura di grande potere editoriale. “Questa sera è già domani” di Lia Levi  è ispirato alla figura di Luciano Tas, intellettuale e giornalista, nonché marito della scrittrice, che si occupò, da sempre, di difendere la causa degli ebrei. Non è la prima volta che la Levi, ebrea d’origine, si occupa di questi argomenti. Il libro candidato allo Strega 2018 però, è la storia di una famiglia genovese che comincia dall’introduzione delle Leggi Razziali del ’38.
A interrompere questo viaggio in storie del passato è “Il gioco” di Carlo D’Amicis, un romanzo dal linguaggio e dalla trama assai contemporanea, che racconta la storia assai morbosa tra i tre protagonisti, Leonardo (nome in codice Mister Wolf), il bull, il maschio alfa che fa del sesso seriale la sua ragione di vita, Eva (la First Lady), la sweet, regina e schiava del desiderio maschile, e Giorgio (il Presidente), il cuckhold, il tradito consenziente che gode nel vedere la giovane moglie a letto con altri uomini. Un romanzo che, al di là del sesso spinto che aleggia in alcune pagine, racconta meglio di ogni altro le fragilità emotive e relazionali degli uomini e delle donne di oggi, una delle opere più riuscite e mature dello scrittore tarantino, che, nonostante questo, non riuscirà ad aggiudicarsi il Premio. Sembra che, stando alla cinquina dei finalisti della presente edizione del Premio Strega, i votanti abbiano preferito crogiolarsi nella bellezza di vite del passato invece di scontrarsi con le debolezze di esistenze del presente. Un guardare a ciò che è stato per non accettare ciò che si è diventati. Peccato.
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Giovedì 5 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 13:02