Con l’auto investì il cognato in moto: condanna a 5 anni e 10 mesi

Con l’auto investì il cognato in moto: condanna a 5 anni e 10 mesi
Prima intasca 64mila euro dall’assicurazione per l’incidente in cui era rimasto ferito; poi denuncia per tentato omicidio il cognato, che in quell’incidente lo aveva appunto investito. Entrambi sono finiti sotto processo e ieri è arrivata la sentenza: cinque anni e 10 mesi per l’investitore Antonio Giannone, 43enne di Pisignano, frazione di Vernole, accusato di lesioni personali (così come riqualificato dai giudici, rispetto alla iniziale ipotesi di tentato omicidio) e fraudolento danneggiamento di beni assicurati; di quest’ultimo reato era accusato anche colui che rimase ferito in quel sinistro, Francesco Leone, 54enne di Caprarica, nei cui confronti però i giudici hanno disposto il non doversi procedere per prescrizione. Era assistito dall’avvocato Amedeo Martina. Giannone (difeso dall’avvocato Umberto Leo), verso il quale la pubblica accusa aveva chiesto una condanna a quattro anni e mezzo, è stato condannato anche a risarcire la parte civile, ovvero la Allianz Assicurazioni, assistita dall’avvocato Silvio Caroli.
La vicenda si inquadra in un contesto di forte conflittualità tra i due ormai ex cognati. Numerose furono le occasioni di scontro, anche violento, tra Giannone e Leone. Episodi emersi anche nel corso del processo. E il culmine si ebbe il 21 luglio del 2007, quando Leone era in sella alla sua moto Suzuki, mentre Giannone era al volante di una Mitsubishi. Entrambi percorrevano la provinciale Strudà-Pisignano quando Giannone, improvvisamente, investì Leone. Il quale riportò ferite di non poco conto: due fratture, alla gamba sinistra e al polso sinistro, e una lussazione al ginocchio destro. L’intervento della polizia municipale permise, almeno apparentemente, di ricostruire la scena: Giannone, per evitare una macchina in sosta, aveva occupato la corsia opposta, travolgendo Leone, che era in moto. L’iter burocratico relativo al risarcimento dell’assicurazione, scaturito da queste dichiarazioni (e da quella di un testimone convinto a sostenere questa versione), consentì a Leone di intascare 64mila euro, quale liquidazione per i danni patiti.
Tre anni più tardi, però, il 54enne cambiò versione. E raccontò ai carabinieri che il cognato aveva cercato di investirlo deliberatamente per via di vecchi rancori. Tentato omicidio volontario, questo il capo di imputazione per Giannone. Fino a ieri, quando i giudici (presidente Pasquale Sansonetti, a latere Marco Rizzo e Annalisa de Benedictis) hanno ritenuto opportuno derubricare il reato in lesioni personali. La sentenza è giunta nel pomeriggio. Per le motivazioni bisognerà attendere novanta gior
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Venerdì 12 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 22:24