«Facciamo saltare tutto il Comune con una bomba»

«Facciamo saltare tutto il Comune con una bomba»
 A chi era abituato a farsi ubbidire senza nemmeno alzare la voce ma ricordando solo il suo cognome, sarà suonato come una sfida quel no dell’amministrazione comunale di Galatina all’impiego del campo sportivo per le partite del campionato di calcio di’Eccellenza della Pro Italia. E quella richiesta di versare 33mila 865 euro di arretrati per l’uso della struttura negli anni dal 2010 al 2016. Ed allora il neopresidente Danilo Coluccia prospettò di organizzare un attentato: nelle due conversazioni intercettate il 13 novembre dell’anno scorso dai poliziotti della Squadra mobile fa capire di poter organizzare una attentato dinamitardo contro la sede municipale. Per procurare danni per quattro milioni di euro: «Allora, noi lì sopra al Comune abbiamo un dirigente, no? Bono (Giovanni Bono, dirigente del Commissariato di polizia di Galatina, ndr) è andato da lui, ha detto: non ti alzare da quella sedia per muoverti per quelli. Lui che sta facendo tutto questo casino, ma se facciamo danni per due milioni di euro. Che io sai quanto ci metto a mandare quattro al Comune e faccio mettere una bomba a tutti e quattro gli angoli, sai? Prendo due mila euro, nah! Cinquecento euro ciascuno...divideteli. E all’indomani non li faccio avere neanche sedie per sedersi».
Le carte dell’inchiesta, ed in particolare le intercettazioni, raccontano di un Danilo Coluccia particolarmente infuriato dal non avere dalla sua parte l’amministrazione comunale: oltre alla richiesta di pagamento, il sindaco Marcello Amante comunicò alla società che avrebbe fatto sostituire le serrature dei cancelli e delle porte del campo sportivo. E fu respinta la richiesta di giocare a Galatina la partita del 10 settembre contro il Molfetta, valida per la prima giornata. Si giocò a Sogliano Cavour. Ed il giorno seguente il padre Luciano e lo stesso Danilo Coluccia avrebbero cercato di incontrare il sindaco attraverso un consigliere comunale. Al sindaco furono riservate queste parole. Certamente non di buono augurio: «E’ meglio se va a spararsi».
Promesse di un pestaggio. Al giornalista Dino Valente, dopo che scrisse l’articolo “La Pro Italia non ha mai chiesto di potere usare lo stato per il prossimo campionato”. Raccontò perché il sindaco avesse fatto cambiare le serrature. E si chiese come fosse stata accettata l’iscrizione al campionato, senza avere la disponibilità del campo sportivo. A sbottare quella volta fu l’ex presidente Costantino Masciullo, nella conversazione intercettata con Danilo e Luciano Coluccia.
La caccia a chi farla pagare comprese anche un dirigente comunale ed un geometra a cui era stata presentata la richiesta di usare il campo sportivo per la prima gara della stagione: «Adesso a Costantino gliel’hanno notificata. Ma se caso mai...però poi...guerra? Guerra!Non me ne....non ho niente da perdere....dobbiamo scuoterlo (il geometra, ndr)....ma questa di dov’è (riferito alla dirigente, ndr)? Dove abita? Perché secondo me non tornano indietro».
Al genitore il compito di smorzare le esternazioni più violente. Per optare per la via del dialogo. Da qui la spasmodica ricerca di un appiglio a Palazzo di Città. Consapevoli che il dirigente del Commissariato, Giovanni Bono, avesse particolarmente a cuore la decisione del Comune di fare le cose per bene. Di seguire il criterio della legalità.
 
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Mercoledì 16 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 11:40