Turismo, progetti seri per vincere le nuove sfide

Quando si parla di turismo ormai siamo abituati alla solita retorica, alle solite ricette propinate evocando immagini suggestive di un territorio, il nostro, che però vive di poche luci e tante ombre. Da una parte troviamo imprenditori e operatori che con grandi sacrifici e lungimiranza hanno saputo affrontare la sfida di un Salento abbandonato a sé stesso.
Dall’altra vi è una classe politica che in questi vent’anni non ha saputo stare al passo dei profondi cambiamenti culturali, sociali ed economici. Questa imposta arretratezza non è stata nemmeno salvifica per tutelare e valorizzare le nostre risorse ambientali e paesaggistiche, anzi si è continuato a consumare suolo aumentando in modo disorganico l’espansione dei nostri Comuni, aggredendo la costa considerata a torto la panacea di tutti i mali. A questo va a sommarsi l’abbandono delle nostre campagne che un tempo tessevano una fitta trama di fazzoletti di terra tenuti come giardini, un’opera collettiva dove contadini giardinieri hanno saputo ricamare queste terre sitibonde con lingue di muretti a secco e costruzioni nuragiche (pagghiari, furnieddhi, truddi, caseddhi) frutto della necessità di dissodare queste terre rosse, aspre e sassose per restituirle alla coltivazione. La bellezza la conoscevano molto bene i nostri contadini di un tempo, per i quali era bello ciò che era utile, così nasceva il nostro paesaggio. Oggi manca un progetto locale, una visione a più generazioni che possa permetterci di essere veri protagonisti nei prossimi anni. Occorre iniziare a dare profondità al turismo, che vuol dire spostare lo sguardo sulle potenzialità dell’entroterra. Se oggi siamo limitati a 40 giorni di turismo, è perché in questi anni ci siamo concentrati sui waterfront marini, facendoci percepire all’esterno come terra di solo mare. Altre regioni, nostre dirette concorrenti, hanno saputo raccontarsi diversamente, valorizzando i territori interni e destagionalizzando di fatto l’offerta turistica.
Certo, qualche passo in avanti in questo senso negli ultimi anni è stato compiuto, ma solo grazie all’intraprendenza di imprenditori locali ed esteri che hanno recuperato le nostre masserie storiche, ristrutturato antiche dimore, valorizzato le abitazioni fatiscenti dei centri storici. Siamo molto indietro però nella promozione dei nostri musei e dei nostri beni culturali e paesaggistici: qui serve maggior impulso da parte dei Governi per valorizzare le nostre risorse umane, come le guide turistiche sempre più bistrattate, con investimenti che permettano di tenere aperti tutto l’anno i musei e gli edifici di grande valore storico ed architettonico. Va poi messo un punto fermo sulla pianificazione urbanistica sempre più in balia della discrezionalità dell’amministratore di turno. Cosa c’entra con il turismo? Tanto. Non é possibile che su 258 Comuni pugliesi solo 34 hanno un Pug. Non è possibile che la maggior parte dei comuni rivieraschi non abbia ancora un Piano Coste comunale. Abbiamo poi un PPTR, il nostro piano paesaggio che viene quasi sempre eluso. Dalla corretta pianificazione dipendono gli investimenti, sia pubblici che privati.
Purtroppo la mancata volontà di adeguare gli strumenti urbanistici è figlia dell’opportunità per l’amministratore di turno di intervenire a proprio uso e consumo spesso cozzando contro le soprintendenze. A farne le spese sono appunto gli investimenti. Inoltre, mai come quest’anno, la mancanza di visione sul turismo ha comportato una perdita di fette di mercato importanti. È emblematico quanto è avvenuto a Gallipoli, dove perdiamo il 40% di turismo, soprattutto giovanile. La perdita di eventi, a seguito della chiusura di rinomati luoghi di intrattenimento, unita alla carenza di servizi e trasporti, ha fatto preferire altre mete alla città bella. E quindi altro punto assai dolente sono i trasporti e qui il Salento sconta criticità ben superiori al resto della Puglia. Arrivare al Capo di Leuca, e non solo, diventa un’impresa. Ci sono pochi collegamenti, manca un progetto organico su ferro e gomma ed ogni estate è emergenza. Va sicuramente disciplinato l’intero sistema dei B&B e degli affittacamere che spesso a causa di molta approssimazione inflazionano la qualità generale dell’ospitalità. Credo molto nell’esperienza dell’albergo diffuso, qui occorre concentrare massima attenzione per valorizzare le ricchezze dei nostri centri storici da cui deve partire l’offerta turistica per i motivi di cui prima. Occorre poi aumentare le risorse del PSR per gli agriturismi, vista la crescente domanda di giovani imprenditori che decidono di investire nella ristrutturazione delle masserie e nella ricettività rurale in generale. I salentini vogliono vincerla questa sfida, sta alla politica attuare un progetto ambizioso che faccia uscire dall’isolamento un territorio e al contempo valorizzi in modo durevole le sue ricchezze”.
*Cosigliere regionale M5S
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Giovedì 9 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:55