Liste d'attesa, le scorciatoie demagogiche sono peggiorative

L’argomento “liste d’attesa” è troppo delicato per essere affrontato con provvedimenti amministrativi e/o legislativi, senza incidere sul sistema sanitario nel suo complesso. La fase politica che stiamo vivendo - e cioè il dissolvimento delle promesse elettorali alla prova della concretizzazione - impone serietà. Deve indurre noi eletti nelle istituzioni ad abbandonare la via demagogica. per abbracciare la via (oggi fuori moda) della ricucitura del rapporto elettore/eletto con buone pratiche, proposte concrete, coerenza e trasparenza amministrativa. Occorre abbandonare una visione accademica ed amministrativa dei pressanti problemi della sanità in generale e pugliese in particolare, dei quali i medici o meglio, il mondo delle professioni sanitarie sono quotidianamente testimoni e vittime allo stesso tempo. Più che risolvere i problemi, la Proposta di legge sulle liste di attesa li aggraverà.

Medicina e sanità, nel terzo millennio, sono attraversate da tre fenomeni fondamentali: a) L'aumento e il cambiamento dei bisogni essenziali: invecchiamento, fragilità, diritti individuali alla cura. Il medico è un destinatario della richiesta di prestazioni, ma sempre meno il medico di fiducia di un tempo. b) Il grande sviluppo delle scienze e delle tecnologie biomediche: genomica, epigenomica, medicina molecolare, robotica, informatica. Non più solo medicine, ma tecnologia applicata alla medicina. La qual cosa ha incrinato il rapporto medico-paziente. c) Le risorse finanziarie, sia pubbliche che private, sempre più limitate.

Tali questioni generali hanno stravolto i modelli organizzativi, obbligando i governi (nazionale e regionale) ad intervenire, organizzando direttamente la erogazione delle prestazioni sanitarie, definendo non solo la quantità, ma anche il dove erogarle e il quando erogarle. La Puglia, obbligata ad attuare il Piano di rientro, ha chiuso reparti, chiuso o riconvertito ospedali, bloccato il ricambio della risorsa umana professionalizzata (pensionamenti e assunzioni) e ridotto drasticamente i posti-letto ospedalieri. Qualità ed appropriatezza delle prestazioni mediche non è più il cardine del sistema e del patto di fiducia non scritto tra medico e paziente, che nel frattempo diviene sempre più paziente nel senso letterale del termine. È dal lontano 1992, con il decreto legislativo 502, che il sistema si aziendalizza e le Asl si trasformano in un meccanismo perverso che prescinde dalle prestazioni erogate.
D'altronde, i piani di rientro ed i livelli essenziali di assistenza (Lea) sono le limitazioni imposte con legge al diritto alla cura, rendendo quasi inumano il lavoro degli operatori sanitari. Con il blocco del turn-over in Puglia mancano al sistema 4.000 operatori in 4 anni, chiamati ad erogare maggiori prestazioni rispetto a 4 anni fa. Le istituzioni (nazionale e regionale) invece di tutelare e rafforzare il diritto costituzionale alla cura ed alla salute, diventano imprenditori della sanità: devono decidere gli ospedali da chiudere o da costruire, i medici e gli infermieri da assumere, le tecnologie da acquistare, gli appalti dei servizi da aggiudicare. Questo sistema ha creato le lista d'attesa, cioè l'ammalato che aspetta mesi per avere una risposta assistenziale.

Paradossalmente la Proposta di legge sulle liste d'attesa più che risolvere aggraverà i problemi. Non è il medico il colpevole della situazione creatasi, ma è il sistema sanitario che va adeguato ai tempi di rivoluzione scientifica che stiamo vivendo. Io credo fermamente che il cittadino vada rassicurato, tranquillizzato, allargando i suoi bisogni assistenziali, organizzando il sistema in grado di chiamare il cittadino quando entra nell'età a rischio di patologie gravi e quindi attuare i piani di prevenzione, le vaccinazioni, gli screening, la medicina di iniziativa, l'assistenza socio-sanitaria territoriale, la riabilitazione.

Come non considerare, a proposito dei tempi di lavoro del professionista, i problemi rivenienti dalla medicina difensiva e cioè il meccanismo per cui il medico, preoccupato per una possibile denuncia, prima di emettere una diagnosi chiede consulenze, approfondimenti diagnostici, allungando i tempi e producendo spesa. Nel merito, la PDL sulle liste di attesa non funzionerà perché viola contratti collettivi, direttive comunitarie sui tempi di lavoro, aprendo la strada a contenziosi amministrativi e ad impugnative infinite. Ad esempio, è esposto a contenzioso il blocco della libera professione in presenza di liste di attesa, sulla base del contratto collettivo 38/40 ore e della normativa europea sui turni (chi si assumerà l responsabilità di bloccare, soprattutto per il possibile intervento della Corte dei Conti?).

Il problema delle liste di attesa si risolve se il sistema, e quindi il Governo nazionale (e non le singole Regioni), introduce il meccanismo della priorità diagnostica e terapista, superando cioè l'attuale sistema universalistico e introducendo le priorità come l'uso dei codici (codice rosso) o le corsie tutelate (oncologici, cronici, diversamente abili, indigenti).

Oggi abbiamo bisogno di essere tutelati prima di ammalarci e quando ci siamo ammalati, fare in modo che la malattia si cronicizzi quanto più tardi possibile con la definizione e l'attuazione di Piano diagnostico-terapeutici assistenziali.

Siamo nel mondo che sta producendo il farmaco personalizzato ma non sappiamo se il sistema è in grado di garantirne a tutti la prescrizione. In questo scenario complesso, in continuo mutamento, è ormai necessaria una profonda revisione e riforma del Servizio Sanitario Nazionale, progettato e istituito 40 anni fa quando niente di ciò che abbiamo detto esisteva.

Non è la stessa cosa, a proposito del diritto costituzionale alla cura, nascere in Calabria, in Puglia o nel Veneto. La questione, pertanto, va consegnata al Governo centrale che ha la competenza esclusiva su un tema, la lista d'attesa appunto, che implica la garanzia di un diritto costituzionale, quello del diritto universale per tutti coloro che attraversano il territorio italiano (immigrati compresi) alla cura. Più efficace un ordine del giorno indirizzato al Governo nazionale e consegnato alla Conferenza Stato-Regioni piuttosto che una Legge che nell'immediato stimola aspettative tra i cittadini e nella sua applicazione si ritorcerà contro come un boomerang, proprio come sta accadendo in queste ore con le promesse elettorali inattuate. Questa è la vera sfida dell'oggi.
Va dato atto, tra l'altro, che il sistema Alpi (Attività libero professionale intramuraria) in Puglia è oltremodo garantista e tutto sommato funziona.

* Presidente Commissione Sanità Regione Puglia
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Domenica 4 Novembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:53