Salvini sorpassa Berlusconi e si prende il centrodestra poi va ad Arcore

Salvini si prende il centrodestra
poi va ad Arcore da Berlusconi
Matteo Salvini varca i cancelli di Arcore da vincitore e soprattutto da nuovo leader in pectore del centrodestra. Quasi un passaggio di consegne con Silvio Berlusconi che tramite una nota (è l'unico leader a non fare una conferenza stampa) fa sapere di aver fatto i suoi complimenti al segretario della Lega ma soprattutto, come Salvini e Giorgia Meloni, auspica che «al centrodestra venga conferito il mandato» per formare il governo. Certo, il risultato di Forza Italia non è assolutamente soddisfacente ma il Cavaliere ci tiene a ricordare al resto della coalizione che comunque il suo partito «resta determinante per la vittoria».

Insomma ad Arcore il clima non è dei migliori perché oltre a dover digerire il sorpasso dei leghisti, l'ex premier si trova a dover già pagare un primo conto salato per il tonfo del suo partito che si concretizza nel ko in Borsa per le aziende di famiglia. Mediaset ha registrato un -5,53% mentre la Mondadori ha perso il 4,56%. Un risultato che ha fatto correre l'ex capo del governo e la sua famiglia ai ripari. La situazione è stata affrontata nel consueto pranzo del lunedì con i figli e i vertici aziendali e tutti avrebbero convenuto che Forza Italia non può non spendersi per dar vita a un esecutivo anche se a trazione leghista.

Ecco perché i pontieri azzurri sarebbero già al lavoro per tastare il terreno in vista dell'elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento, banco di prova per vedere se sia possibile una maggioranza. Le voci che circolano sono le più varie, anche perché colmare il gap numerico che serve per arrivare ad avere una maggioranza autonoma non è cosa facile da raggiungere. Quello che è certo è che ad Arcore avrebbero tirato un sospiro di sollievo di fronte alla scelta di Matteo Renzi di lasciare la guida del partito solo dopo aver gestito la fase di insediamento delle Camere e di formazione del governo: Se non ci fosse stato lui sarebbe stato matematico un esecutivo Pd-M5s, è il ragionamento.

Certo è che anche un governo a guida Salvini non è facile da realizzare. La convinzione di molti azzurri è che il leader del Carroccio non accetterà mai di fare il socio minoritario di un esecutivo con i 5 stelle avendo come obiettivo primario quello di consolidare la leadership di tutta la coalizione. Ed è proprio all'opa su Forza Italia che gli azzurri guardano con preoccupazione. I dati elettorali evidenziano che al Nord la Lega è fondamentale per la conquista dei seggi, ecco perché molti azzurri sottolineano come sia complicato sostenere un esecutivo che non abbia dentro anche il Carroccio.

Ora non è tempo di redde rationem ma è evidente che dentro Forza Italia i nervi siano a fior di pelle. A finire nel mirino è la composizione delle liste così come ora ci si domanda chi sarà a gestire la trattativa con gli alleati e più in generale con le altre forze politiche. Insomma, pur senza dichiararlo apertamente, gli azzurri iniziano a pensare che ci sia la necessità di una fase nuova per evitare di diventare un piccolo partito satellite della Lega Nord. Un ragionamento che Giovanni Toti, governatore della Liguria e da sempre esponente del cosiddetto asse del Nord mette nero su bianco: «Per la coalizione e per tutti i partiti che la compongono si deve aprire un'inevitabile riflessione e una fase di cambiamento che guardi al futuro del centrodestra». Il presidente della Liguria fu tra i più critici nel momento in cui si formarono le liste, soprattutto non risparmiò i suoi attacchi contro i catapultati e ora non esita a chiedere «un futuro capace di valorizzare tutte le realtà cresciute in questi anni e tutti i talenti maturati in termini di esperienza politica e amministrativa, con l'augurio che ci sia meno autoreferenzialità».

 
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Lunedì 5 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 06-03-2018 00:03
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