Rifiuti, c’è il piano della Regione: arrivano i nuovi impianti. Rivoluzione indifferenziato/La mappa

Rifiuti, c’è il piano della Regione: arrivano i nuovi impianti. Rivoluzione indifferenziato/La mappa
Sette nuovi impianti di compostaggio pubblici e due privati, tre strutture per il recupero di carta, vetro e plastica e quattro centri per lo smaltimento della parte indifferenziata e la valorizzazione energetica. È questa la rete impiantistica sulla quale la Regione intende puntare per andare ad implementare le strutture già esistenti e ridurre al minimo l’uso della discarica nel ciclo dei rifiuti. Le novità sono contenute nella delibera di giunta pubblicata nei giorni scorsi e che riguarda il “Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani”. L’obiettivo a breve termine è di portare la raccolta differenziata al 65% entro il 2020, il che significherebbe dimezzare la quantità di rifiuto indifferenziato (da 1.109.052 tonnellate all’anno a 647mila tonnellate) e quasi raddoppiare la quota di differenziato (dagli attuali 781mila tonnellate a 1.242.682 tonnellate all’anno). Praticamente ribaltare la situazione odierna e portare la Puglia quasi in linea con le Regioni del Nord.
Per tagliare questo traguardo la prima mossa riguarda la raccolta: si punta sul porta a porta in tutti i Comuni per riuscire a raggiungere quota 65% entro il 2020. Ma, poi, occorrono gli impianti, ed ecco come la giunta Emiliano intende muoversi.

Impianti di compostaggio. Per quanto riguarda i centri di compostaggio per il trattamento della frazione organica, considerando che dovrebbe esserci un incremento, il fabbisogno impiantistico calcolato al 2020 è di 578mila tonnellate all’anno. Oggi sono in funzione sette impianti: quello di Lucera (che può ospitare sino ad un massimo di 178mila tonnellate), Deliceto (11mila tonnellate), Modugno (91mila), Marina di Ginosa (80mila), Laterza (70mila), Manduria (60mila) e Statte (15mila). La Regione intende ampliare questa offerta con altri sette strutture pubbliche da realizzare o semplicemente attivare a Cavallino (40mila tonnellate all’anno), Andria (67mila), Cerignola (20mila), Pulsano, Foggia, Molfetta (29.200 tonnellate) e Bari (40.000 tonnellate). Per quanto riguarda, invece, i centri privati, ne sono stati autorizzati sei, ma non sono stati ancora realizzati. Quattro progetti su sei, però, sono bloccati o completamente arenati, quelli che con ogni probabilità vedranno la luce sono due: l’impianto di Heracle spa a Erchie (80mila tonnellate) e quello di Prometeo 2000 a Grumo Appula (113mila). Almeno il 50% della frazione organica sarà trattata negli impianti pubblici. Gli impianti di compostaggio servono a trasformare la frazione umida dei rifiuti solidi urbani e gli scarti di produzione agricola e industriale biodegradabili in terriccio (detto anche “compost”) e concime per il commercio.



Gli impianti di selezione. Sono tre, invece, gli impianti di selezione per il recupero di vetro, carta e plastica che saranno realizzati. Nasceranno a Foggia (vetro), Monte Sant’Angelo (plastica) e Ugento (carta), le tre aree sono state individuate dopo una manifestazione d’interesse pubblica. Lo scorso marzo, 21 Comuni pugliesi hanno dato il loro consenso ad ospitare le strutture, dopo quasi tre mesi di verifiche son<CF4001>o state individuate le zone. Alla decisione si è arrivati dopo l’analisi di diversi fattori, dall’impatto ambientale alla presenza di altri impianti nell’area. Per la realizzazione di questi tre centri sono stati stanziati 60 milioni di euro, i Comuni che ospiteranno gli impianti (compresi quelli di compostaggio) riceveranno in cambio dei vantaggi “fiscali”, come lo sconto sulla tariffa. Oltre ai tre centri per il recupero di carta, vetro e plastica, la Regione, in una terza fase, finanzierà l’attivazione di un impianto per il trattamento del percolato, uno per il trattamento e il recupero dei rifiuti prodotti dallo spazzamento stradale e uno per il trattamento meccanico biologico per recuperare combustibile solido secondario. La novità dell’ultima ora è che nel piano è stato inserita anche l’attivazione di un impianto per il recupero dei pannolini e pannoloni: attualmente in Italia ne esiste solo uno e si trova in Veneto.

Impianti per il trattamento del rifiuto indifferenziato. Ad oggi sono attive 10 discariche e non sono in vista altre aperture. Obiettivi della Regione, infatti, sono portare la raccolta differenziata al 65% entro il 2020; ridurre, entro il 2020, del 5% la produzione di rifiuti urbani per unità di Pil rispetto al 2010; abbassare entro il 2025 del 10% la produzione pro capite di rifiuti urbani rispetto al 2015; e tagliare del 30%, entro il 2025, la produzione di rifiuti alimentari rispetto al 2015. Che fine farà il rifiuto indifferenziato? Attualmente la percentuale più alta finisce in discarica, ma il piano prevede di ridurre al minimo l’uso. Per quanto riguarda gli impianti di trattamento meccanico biologico (Tmb), ne sono autorizzati già 10 e sono più che sufficienti (alcuni saranno dismessi). Con il piano a regime, nel 2020 si stima una produzione di indifferenziato di 647mila tonnellate all’anno, per il loro trattamento sono state formulate tre ipotesi. Tra queste, quella che appare più probabile è la riconversione di alcuni impianti di Tmb e delle strutture di produzione di Css in impianti di sola produzione di Css “end of waste”. Cos’è il Css? È un combustibile ottenuto dalla componente secca dei rifiuti non pericolosi tramite appositi trattamenti di separazione da altri materiali non combustibili. La differenza con l’End of waste è che quest’ultimo viene qualificato dalla legge, al termine della lavorazione, come prodotto e non più come rifiuto. Sono sei gli impianti di trattamento con produzione Css presenti in Puglia e si trovano a Manfredonia, Barletta, Conversano, due a Massafra, a Cavallino; l’ipotesi è di ridurre il numero a quattro riconvertendo gli impianti a sola produzione di Css “end of waste”.
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Giovedì 11 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:34