«Su Ilva pugnalati alle spalle dal M5s» Schede elettorali strappate in piazza tra rabbia e delusione

«Su Ilva pugnalati alle spalle dal M5s» Schede elettorali strappate in piazza tra rabbia e delusione
«Non accettiamo che i nostri morti da quattro diventino due, non accettiamo di vedere ancora i nostri figli ammalarsi e morire. Vogliamo che l'Ilva sia chiusa». Con queste parole, pronunciate da una semplice cittadina, Marianna Lacarbonara, moglie di un operaio Ilva e mamma, si è conclusa ieri alle 18 in piazza della Vittoria la manifestazione Help us - Sit in per Taranto durata ininterrottamente per ventiquattr'ore. La donna ha poi gettato in una scatola di cartone la propria tessera elettorale. In molti l'hanno imitata.
«Siamo stati traditi anche da questo governo,» ha detto una ragazza che indossava una maglietta nera con la scritta Tamburi Combattenti «non andremo mai più a votare. Il Movimento 5Stelle ci ha pugnalati alle spalle, non crediamo più a nessuno. Abbiamo presentato un piano di riconversione, che prevede la piena occupazione grazie alle bonifiche da finanziare con fondi comunitari, ma non siamo stati in presi in alcuna considerazione». A coordinare gli interventi è stato un semplice cittadino, Francesco Quarto. Alla manifestazione ha preso apre anche la professoressa Stefania Barca, ricercatrice all'Università di Coimbra, in Portogallo, che ha sottolineato la necessità di una nuova stagione in cui le organizzazioni sindacali recuperino quel ruolo a difesa della salute e dell'ambiente, e quindi degli stessi operai, che negli anni Settanta portò a risultati concreti a favore dell'intera società. Alla fine degli interventi un'altra cittadina, Maria Aloisio, ha letto un documento condiviso da tutti coloro che nel corso delle ventiquattro ore hanno partecipato alla manifestazione. «Rabbia e delusione - ha detto - sono i sentimenti mostrati dalla gente, per le mancate promesse di un governo che aveva come obiettivo, ribadito nel contratto di governo, la chiusura delle fonti inquinanti. Promesse ed obiettivi completamente stravolti. Taranto è stata tradita. La rabbia, tuttavia, è stata canalizzata in varie proposte: azioni forti e dimissioni di tutti gli eletti nel Movimento 5Sstelle nella provincia di Taranto. Queste le richieste più numerose. Crediamo nell'alternativa all'acciaio. Chi pensava che ci saremmo arresi avrà modo di ricredersi. Noi non ci fermeremo». I cittadini e le associazioni si sono dati appuntamento per il 22 settembre ai Tamburi per la programmazione di nuove iniziative. È terminata così la protesta che, iniziata giovedì pomeriggio, è proseguita durante la notte in tende da campeggio e sulle panchine, nell'estremo e disperato tentativo di far arrivare tutta la propria delusione al governo.
Presenti ieri in piazza della Vittoria anche molti rappresentanti delle associazioni ambientaliste, tra cui Alessandro Marescotti di Peacelink: «Non è vero che ci sono penali se Arcelor Mittal non rispetta il piano ambientale. Anzi, nel contratto c'è scritto che il piano ambientale è vincolato alla disponibilità di risorse finanziarie. Le percentuali relative al taglio delle emissioni di cui parlano i 5Stelle sono prese dalle slides di Arcelor Mittal con un banale copia e incolla. Senza fare alcuna verifica, come, invece, ha fatto PeaceLink che ha documentato che l'impianto modello di Gand di Arcelor Mittal ha emissioni di polveri superiori rispetto all'Ilva». Leonardo La Porta di Giustizia per Taranto è preoccupato soprattutto per la salute della popolazione: «Si parla di raddoppio della produzione, ma non c'è una valutazione preventiva dell'impatto sanitario dello stabilimento per i prossimi dieci anni. Si danno numeri a caso, quando, invece, si potrebbe prevedere se e quanti morti e malati in eccesso provocherà questa Ilva».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 8 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:59