Vitali-Ferrarese, la sfida “Imperiale” tra i due amici nemici

Massimo Ferrarese e Luigi Vitali
Mai preoccuparsi di cosa si mangia, preoccupatevi piuttosto di chi mangia con voi. Era l’estate del ‘94, Gallipoli non era ancora la preferita di Trivago, e davanti alla porta del “Bastione” posavano per i fotografi Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione. Pantalone lungo chiaro e cinghia scura, camicia con le maniche corte da sfigato il lider massimo, che ancora non aveva rinnovato il look; polo Lacoste con pancetta a veranda il professor filosofo. Mangiarono bene lì al “Bastione”, ma trascurarono il buon vecchio Epicuro e non pensarono in alcun modo di preoccuparsi di chi avevano di fronte. È andata come è andata, col patto che durò meno di un vasetto di salsa ai ricci di mare.
Sapremo presto, invece, se andrà meglio per i nostri eroi settimanali, tornati a parlarsi dopo anni di gelo. Se le parole di Epicuro avranno avuto la meglio sulla bontà delle crocchette e sulla cottura della carne alla brace. Da una parte Luigi Vitali, classe 1955, avvocato penalista, parlamentare di Forza Italia con precedenti nel Movimento sociale, fido alleato di Berlusconi tanto da essersi immolato per il confezionamento di un paio di leggi ad personam che poi vuol dire ad Cavalierem, coordinatore regionale di Forza Italia con la missione di “ripulire” il partito dai seguaci di Raffaele Fitto. Dall’altra Massimo Ferrarese, classe 1962, imprenditore e poi politico “inventore” del laboratorio Brindisi che vide assieme Udc, Pdi, Psi e Io Sud, quindi presidente della Provincia, patron della New Basket Brindisi, presidente dell’Invimit che poi è la società che gestisce il patrimonio pubblico dello Stato. Amici, ex amici, nemici giurati e di recente, dopo una cena organizzata la scorsa estate in un ristorante di Mesagne, ex (non tanto) nemici che provano a parlarsi. Ma che nessuno ha più visto insieme.
Francavilla Fontana è la loro patria e il corso principale, quello con i bar e le insegne dei negozi sopravvissuti alla crisi, la loro casa. Nel senso che abitano a poche centinaia di metri uno dall’altro, una distanza che negli anni dell’amicizia era una quisquilia ma che negli anni della “guerra” si è trasformata in un ostacolo invalicabile. Pochi metri più in là il castello degli Imperiali, sede del Comune ma anche casa di un paio di fantasmi che abitano lì da secoli. Due anni fa, in una notte di maggio, gli esperti acchiappafantasmi di una società barese riempirono quelle stanze di microfoni, telecamere a infrarossi e altre diavolerie. Ne uscirono fuori un’ombra che attraversa una camera al primo piano e dei suoni misteriosi. Lì, nella stanza del camino e in quella che il Comune utilizza come archivio, dicono che si aggirino senza pace i fantasmi di una bimba e di una serva che proprio nel castello degli Imperiali trovò una morte orribile.
Mai un vero scontro pubblico, di quelli che infiammano le piazze, tra Vitali e Ferrarese. Tanti, tantissimi invece, gli attacchi, i veleni, i veti incrociati, le frecciatine e i “mandato a dire”. Se ne potrebbe riempire un libro. «Ditemi, ditemi voi se per caso in un bar o in una macelleria di questo paese avete mai visto la faccia di Massimo Ferrarese!», urlò una sera Vitali durante un comizio in piazza. Voleva dire che il suo amico diventato nemico a tutto pensava tranne che a Francavilla. Lui, Ferrarese, non si perse d’animo. Non rispose a stretto giro di posta, ma la controffensiva fu di quelle che restano nella storia locale. Con i suoi soldi fece costruire un rondò, sì una vera e propria rotatoria in una delle zone del paese dove il traffico era particolarmente a rischio, per donarlo al Comune. Ma non è tutto. Raccontano i compaesani che le autobotti dell’azienda di famiglia non mancano mai l’appuntamento: ancora oggi, periodicamente un operaio raggiunge il rondò per annaffiare piante e fiori.
Immaginate quando, tra cent’anni, Pietro dovrà accogliere entrambi nella reception del Paradiso. «Tu sei Luigi, vero? Mi ricordo di te, la nostra Sacra Rota ha annullato il tuo primo matrimonio. Che hai fatto di buono, figliolo?». «Io..., io, Pietro, ho obbedito a Silvio. Per lui ho contribuito a depenalizzare il reato di falso in bilancio, per lui ho ripulito Forza Italia dai fittiani...non è rimasto uno solo di loro». «E tu? Tu sei Massimo, vero? Dimmi: che hai fatto di buono?». «Pietro, ho cantato con Al Bano e con lui ho inciso un paio di dischi per raccogliere fondi destinati alla beneficenza. Ho portato il basket di Brindisi in serie A e poi ho fatto costruire una bella rotatoria nel mio paese». Bene, un Lavazza per entrambi e accomodatevi pure.
Eppure i vizi non mancano. Gli amici raccontano che Luigi Vitali ha sempre avuto un debole per l’altra metà del mondo, praticamente per le belle donne, mentre Ferrarese ha il “vizio” dell’eleganza. Dicono che si sia sempre vestito bene e probabilmente non è un caso il fatto che il figlio abbia aperto un atelier proprio nel centro di Francavilla. Inconfessato è, invece, il vizietto che ha portato entrambi a godere degli scivoloni dell’altro. E qui si racconta della grande soddisfazione di Vitali quando il suo nemico non ce la fece a raggiungere i vertici di Confindustria regionale, dei dispetti reciproci nell’assegnazione di poltrone importati a Brindisi ai tempi della presidenza Ferrarese e del luccichio degli occhi di quest’ultimo quando, nel 2013, inspiegabilmente il Cavaliere di Arcore lasciò a casa Vitali escludendolo dalle candidature al Parlamento.
Francavilla Fontana, d’Otranto quando la Terra d’Oranto si estendeva fino a Matera, basa le sue fortune su due degli ingredienti principali della politica: i soldi e la capacità di mediare. Fu con poco più di 270mila ducati che gli Imperiali acquistarono il feudo nel 1572. Vennero prima i possedimenti. Poi, con gli anni e grazie alla diplomazia e alle ricchezze messe a disposizione, vennero anche i titoli nobiliari. Il castello fu la loro residenza e col tempo riuscirono anche a farsi apprezzare. Nel 1743, quando un terremoto distrusse mezza regione, il nobile Michele sovvenzionò la ricostruzione della chiesa matrice di Francavilla, ridotta a una montagna di macerie. Be’, diciamo che mise di tasca sua la metà del denaro necessario, perché in fondo sempre di genovesi si trattava.
Di soldi, ricordano gli amici, ne hanno messi anche Vitali e Ferrarese. Non hanno restaurato monumenti né costruito castelli, a parte la parentesi del rondò, ma il loro contributo non è mai mancato. Gli stessi amici ricordano il comune interessamento, quando ancora erano amici, per la squadra di calcio del Francavilla: «Immaginate cosa avrebbero potuto fare insieme in ogni settore se non si fossero perduti dietro le liti e i dispetti».
Un bel duo in una terra che ha conosciuto tante coppie i cui nomi sono passati alla storia. Come quella che i francavillesi conobbero, 216 anni fa, al tempo della Repubblica napoletana. Un bel giorno, mentre Ferdinando IV cercava di salvare la pelle riparando a Palermo, in città arrivarono due strani tizi. Si chiamavano Francesco Boccheciampe e Giovanni Battista De Cesari. A metà strada tra opportunisti quasi impostori e controrivoluzionari, si fecero passare per quello che non erano - il primo principe di Salerno, il secondo un nobile cavaliere del principato di Sassonia - e ottennero denaro e uomini per organizzare la resistenza sanfedista e agitare la piazza mobilitando tutte le famiglie fedeli ai Borbone. La stessa piazza che, 145 anni dopo, assistette alla morte di Francesco e Salvatore Chionna, due fascisti che la sera dell’8 maggio del ‘45 spararono ai comunisti Cosimo Carrieri e Cosimo Pesce, uccidendoli. Il giorno dopo, i due assassini furono ammazzati e i loro corpi cosparsi di benzina e bruciati davanti alla folla.
Altri tempi. Altri personaggi. Oggi la piazza attende di sapere se la pace siglata nella trattoria di Mesagne durerà e soprattutto se avrà conseguenze nella vita pubblica. Per il momento entrambi tacciono. Anche perché hanno altro a cui pensare. Massimo Ferrarese è alle prese con l’attività dell’Invimit e ha da poco annunciato il suo ritiro dalla politica. Luigi Vitali dopo aver “ripulito” Forza Italia dai fittiani rendendo onore alla sua fama di mastino («King Kong», lo chiamò una volta Ferrarese parlando al telefono con un giornalista), s’è ritrovato un grattacapo grande quanto la facciata del castello degli Imperiali: il ritorno tra gli azzurri di Rocco Palese, vecchio amico di Renato Brunetta. E ora chi sarà il personaggio di punta in terra salentina? Luigi o Rocco? Cioè, no?, ci vorrebbero la capacità diplomatiche degli Imperiali per scongiurare nuove liti.
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Domenica 18 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 21:40