Migranti, veto italiano poi si tratta. Patto Conte-Macron apre spiraglio

Migranti, oggi il consiglio Ue. Merkel: «Senza accordo Ue avanti con i volenterosi»
Un patto tra Giuseppe Conte e Emmanuel Macron apre lo spiraglio per un accordo al cruciale vertice Ue sui migranti. Roma e Parigi vorrebbero arrivare ad un'intesa a 28, ma le speranze di riuscire a coinvolgere tutti -
Visegrad compresi - sembrano poche. Si fa strada così l'ipotesi di una 'coalizione dei volenterosì, evocata più volte nei giorni scorsi da Angela Merkel per superare l'impasse e per imprimere una svolta in direzione di una gestione più collegiale dell'emergenza.

Lo spiraglio si è aperto al termine di una giornata tesissima, con il premier italiano che ha bloccato le conclusioni del vertice europeo minacciando il veto sull'intero pacchetto se non si raggiungerà un'intesa sulla responsabilità condivisa sugli sbarchi ed i 500 milioni di euro per il Fondo fiduciario per l'Africa. La riserva posta dal premier ha avuto il primo effetto di far saltare la conferenza stampa dei presidenti del Consiglio Donald Tusk e della Commissione Jean-Claude Juncker, che a fine giornata avrebbero dovuto annunciare i primi risultati della riunione.

Roma mostra così i muscoli in una partita in cui la cancelliera Angela Merkel si gioca tantissimo. L'obiettivo di Berlino è la collaborazione sui movimenti secondari, che dai Paesi di primo ingresso risalgono verso il nord Europa. Una delle poste in gioco: la partecipazione a Schengen. Senza unità su solidarietà e responsabilità, il piano B della cancelliera è proprio quello di andare avanti con una coalizione di volonterosi. Chi non ci sta, sarà fuori dallo spazio Schengen. Avvolta da una giacca verde speranza, arrivando al summit Merkel ha cercato con lo sguardo l'alleato Emmanuel Macron. Ha sorriso. Lo ha abbracciato. In tasca l'ultimatum del suo ministro falco Horst Seehofer. La sua mission è trovare una soluzione ai movimenti secondari. Deve strappare un risultato, fosse anche solo quella coalizione di volenterosi, perché questa volta la tenuta del suo governo è a rischio. I suoi alleati alla vigilia sono il presidente francese e il premier spagnolo Pedro Sanchez, ma anche il greco Alexis Tsipras.

Prima di sedersi al tavolo, Merkel incontra in un faccia a faccia l'altro grande protagonista della sfida, Conte, al suo debutto in un impeccabile abito blu, preparato a tenere il punto sulla necessità di andare oltre Dublino. Conte si presenta a Bruxelles col piano in dieci punti già presentato al minisummit di domenica, e preme anche per ottenere garanzie sui soldi che mancano dal Fondo fiduciario per l'Africa, pena mantenere la riserva sul finanziamento della seconda tranche da tre miliardi sull'accordo Ue-Turchia, per i flussi sui Balcani occidentali.

«Oggi capiremo se davvero l'Europa vuole gestire in maniera solidale il fenomeno migratorio. Compromessi al ribasso non li accetteremo», mette in guardia il premier. Avvertendo: «Se questa volta non dovessimo trovare disponibilità da parte degli altri paesi europei, potremmo chiudere questo Consiglio senza approvare conclusioni condivise». Tanto che in serata si rifiuta di dare il suo ok sui vari capitoli finché tutta la partita non sarà conclusa.

Anche Macron, che in Francia è morso ai fianchi da Marine Le Pen e da settimane è in rotta di collisione col ministro dell'Interno Matteo Salvini, cerca un incontro con Conte ma i tempi sono troppo stretti e il faccia a faccia prima dell'inizio del summit non si fa. Poi in serata quella che potrebbe essere la svolta. È lui stesso a postare sul suo profilo Twitter una foto che lo ritrae in maniche di camicia seduto assieme a Conte intento a «trovare un accordo sull'accoglienza dei rifugiati».

 

Passa un'ora, ed ecco in nottata fonti di Palazzo Chigi confermare l'intesa fra i due per «conclusioni direttamente ispirate agli obiettivi contenuti nella proposta italiana». In buona sostanza, il punto di caduta si sarebbe trovato su «centri volontari» per l'accoglienza dei migranti da insediare in diversi Paesi europei - non solo in Italia quindi - e sulla responsabilità condivisa degli sbarchi. A questa soluzione si sarebbero detti disponibili una decina di Paesi (oltre Italia e Francia, Germania, Belgio, Spagna, Svezia, Irlanda, Croazia, Malta e Slovenia). L'obiettivo, sottolineano ancora fonti di Palazzo Chigi, è coinvolgere tutti. «Se poi non ci si riuscirà, si percorreranno altre strade...».

Lo scenario resta comunque complesso. Macron tenta una mediazione anche con i quattro Paesi Visegrad. E Tusk esorta ad accordarsi perché altrimenti «vedrete alcune proposte davvero dure da parte di alcuni tipi davvero duri». L'allusione è alla rivoluzione copernicana promessa dalla prossima presidenza austriaca del conservatore Sebastian Kurz e dell'esponente dell'ultradestra Heinz Christian Strache, già a partire dalla prossima settimana. La notte cala su Bruxelles, ma le luci al Justus Lipsius restano accese, e le trattative tra i leader continuano.


 
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Giovedì 28 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 29-06-2018 09:47
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