Air gun, i tecnici avvertono: «Servono più prescrizioni»

Air gun, i tecnici avvertono: «Servono più prescrizioni»
“Si auspica un maggiore coordinamento nell’ambito delle procedure tra i ministeri competenti. E si ritiene che le modalità prescrittive di carattere ambientale attuale non contemplino una valutazione specifica e complessiva focalizzata sul singolo progetto nel quale le caratteristiche tecniche del metodo utilizzato variano in funzione dell’obiettivo di ricerca”. È uno dei passaggi più significativi della relazione del gruppo “Teseo”, il pool di esperti al quale lo scorso settembre Teresa Bellanova, viceministro uscente allo Sviluppo economico, aveva chiesto di esprimere un supplemento di valutazione circa le indagini geofisiche relative alle prospezioni finalizzate alla ricerca nel settore degli idrocarburi.
L’iniziativa fu promossa per calmare l’ira dei territori dopo il via libera rilasciato dal ministero dell’Ambiente alla società petrolifera Global Med Llc per la ricerca di petrolio in mare a largo della coste pugliesi. Un parere che “in extremis” è stato depositato al Mise dal presidente del gruppo di lavoro, Luigi Sambuelli, professore ordinario di geofisica applicata presso il Diati del Politecnico di Torino.
Una relazione di 92 pagine che traccia lo stato dell’arte relativo alle migliori tecnologie disponibili per le attività di indagine geofisica, al fine di appurarne la massima sostenibilità ambientale. E tra le righe, spuntano proprio gli auspicati approfondimenti richiesti dal ministero e che potrebbero d’ora in avanti introdurre ulteriori passaggi nell’iter autorizzativo cui devono essere sottoposti i singoli progetti delle compagnie.
“Le attuali prescrizioni di misure per la mitigazione degli impatti ambientali ai progetti presentati – sottolineano gli esperti - non considerano la variabilità delle caratteristiche tecniche dei metodi utilizzati in funzione dell’obiettivi di ricerca determinando spesso un sistema poco flessibile e l’applicazione rigida di procedure non sempre efficaci. L’obbligo di esecuzione di monitoraggio pre e post operam (della durata di 60 + 60 giorni), presenta delle criticità a causa della limitata durata dei rilievi sismici e della loro ridotta estensione, non compatibile con la programmazione dei monitoraggi”.


Tanto recita la relazione. E tanto basta, per aprire nuovi scenari sul fronte della gestione delle ricerche. Dall’autunno scorso, il Mise si era impegnato a non rilasciare alcuna nuova autorizzazione, in attesa proprio di conoscere l’esito del parere del gruppo tecnico. Iter autorizzativi a parte, sottolineano i tecnici, la tecnica Air gun resta comunque la più sicura ed efficace. Dalla disamina dei vari contributi prodotti durante le attività dei tecnici e degli studi più avanzati in materia, si evince, infatti, come a livello internazionale “vi sia completo consenso nell’individuare nei sonar e nei battipalo per l’esecuzione di opere di fondazione in ambiente marino, le sorgenti emissive più impattanti sull’ecosistema marino e con maggior evidenza sui cetacei”. E così pure “si riscontra l’assenza di una correlazione provata del tipo causa-effetto degli impatti degli Airgun sui mammiferi marini”. Ma detto questo, lo staff del professor Sambuelli sottolinea: “Il limitato numero di informazioni scientificamente verificate disponibili sugli effetti degli Airgun sui mammiferi marini rende opportuno promuovere, in particolare per il mare Mediterraneo, un significativo aumento del popolamento di dati delle matrici di controllo ambientale”. Queste, dunque, tra le altre, le analisi sulle il Mise sarà chiamato a riflettere.
Nell’ambito delle possibili ulteriori misure di mitigazione potrebbero essere prese in considerazione, il gruppo di lavoro considera utile promuovere lo sviluppo di software per la modellazione acustica predittiva focalizzata sull’area mediterranea attraverso la collaborazione tra enti certificati specializzati pubblici e privati. Sempre in materia di misure di mitigazione, dalle attività del Gruppo di Lavoro, è emersa l’opportunità e al tempo stesso la necessità di emettere una Certificazione Nazionale ottenibile “tramite adeguata attività di formazione (anch’essa certificata) per i Marine Mammal Observers che allo stato dell’arte sono formati e certificati da enti e società accreditate principalmente UK con la conseguenza di portare ad operare nelle acque italiane tecnici non addestrati al riconoscimento dei taxa specifici del Mediterraneo”.In calce, la precisazione del gruppo di lavoro: “Nel caso in cui si dia seguito allo studio svolto con lo scopo di redigere eventuali linee guida sulla materia, applicabili alla prospezione geofisica a scopi minerari e ricerca scientifica, ma i cui principi possono essere altrettanto estesi alla problematica generale della gestione del rumore antropogenico nell’ambiente marino, si ritiene imprescindibile la partecipazione al tavolo di lavoro del ministero dell’ambiente, in considerazione del coinvolgimento di tale amministrazione a diversi livelli, della tematica in questione, dalla pianificazione dello spazio marino, alla protezione della natura e alla valutazione dell’impatto ambientale”.
Quanto peserà la relazione, che a questo punto passerà nelle mani del governo che verrà, è tutto da capire.
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Lunedì 28 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 12:00