Memé Perlini suicida a Roma: si è gettato dalla finestra di casa

È volato giù ieri sera dal quinto piano di un palazzo all’Esquilino, in Via Principe Eugenio 32. Come Mario Monicelli e Carlo Lizzani, Memè Perlini ha scelto di uscire di scena, a nemmeno settant’anni, togliendosi la vita. 
 
 

Attore, regista, artista concettuale, esponente di primo piano dell’avanguardia teatrale romana nella stagione d’oro degli anni Settanta e Ottanta, Perlini era un intellettuale eclettico, ironico, raffinato e anticonformista quando l’anticonformismo era legato alla ricerca più appassionata e genunia e i teatri off rappresentavano una realtà innovativa, vivacissima della nostra cultura. E in questa realtà il sodalizio personale e artistico di Perlini con lo scenegrafo, attore e regista Antonello Aglioti, scomparso nel 2013, ha dato vita a spettacoli come ”Locus Solus”, ”Eliogabalo”, ”La cavalcata sul lago di Costanza”, ”Il risveglio di primavera”, a film come ”Grand Hotel des Palmes”. 

Nato l’8 dicembre 1947 a Sant’Angelo in Lizzola, nelle Marche, da una famiglia di giostrai girovaghi, Perlini era stato amico personale e allievo di Lindsay Kemp e aveva debuttato in teatro con Giancarlo Nanni. Nel cinema, come attore, aveva lavorato con Germi (”Le castagne sono buone”), Leone (”Giàù la testa”), Scola (”La famiglia”), Comencini (”Voltati Eugenio”), Mazzacurati (”Notte italiana”). 

Aveva anche diretto dei film, come il raffinato ”Grand Hotel des Palmes” sullo scrittore francese Raymond Russel morto suicida a Palermo nel 1933 e ”Cartoline italiane”, ambientato nel mondo del teatro e interpretato da Lindsay Kemp: entrambi vennero invitati al Festival di Cannes al Certain Regard. Tra le altre regia per il cinema ”Ferdinando uomo d’amore”, da un testo di Annibale Ruccello, un altro talento scomparso troppo presto, ”Il ventre di Maria”, ”Dentro il cuore”, girato vent’anni fa. 

Sul balconcino della sua casa sono rimaste le pantofole, sfilate prima di scavalcare la ringhiera per farla finita. Il cadavere è stato trovato stamattina nella chiostrina interna del palazzo. Nella casa di via Principe Eugenio, ricorda l'amico Ulisse Benedetti, Perlini viveva solo, assistito da una badante. «Soffriva di una depressione grave, ma era in cura», spiega, «aveva la scrivania ingombra di farmaci». Dal male però, nonostante l'incoraggiamento degli amici, non riusciva a tirarsi fuori e anche per questo negli ultimi tempi non aveva più lavorato. «Abbiamo tentato in tanti modi di farlo interessare a nuovi progetti, purtroppo senza successo». La data dei funerali non è stata ancora fissata perché si attende l'arrivo a Roma della sorella di Perlini con il nipote.

 
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Mercoledì 5 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 07-04-2017 12:48
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