Ilva, si muove la trattativa:
ArcelorMittal apre sui contratti

Ilva, si muove la trattativa:
ArcelorMittal apre sui contratti
Un passo in avanti. Finalmente, dopo mesi di incontri a vuoto, le parti si avvicinano nella vertenza Ilva.
In particolare, sull’aspetto salariale e sui diritti acquisiti: ArcelorMittal, a capo della cordata Am InvestCo che si è aggiudicata gli asset del siderurgico, ha confermato ai sindacati la propria disponibilità a mantenere invariata la parte fissa derivante dal contratto collettivo nazionale.
C’è da lavorare ancora sulla cosiddetta parte variabile ma, almeno rispetto a qualche tempo fa, c’è stata un’apertura sul fronte della trattativa.
Ieri al Mise riunione tra sindacati metalmeccanici, confederali, azienda e governo. Ce ne saranno altre due il 23 e il 24 aprile mentre quella di venerdì prossimo è stata annullata.
Il summit romano si è tenuto mentre il colosso dell’acciaio ufficializzava la proposta con il proprio pacchetto di cessioni per venire incontro all’Antitrust europeo (ne parliamo diffusamente a parte ndc).
Come detto, si aprono spiragli per la negoziazione soprattutto per quanto riguarda diritti acquisiti e struttura salariale. Una volta assodati questi argomenti, sarà il turno degli esuberi.
Ma, vista la delicatezza della vertenza, meglio andare per step.
ArcelorMittal ha presentato le proprie linee guida per le assunzioni venendo incontro alle richieste sindacali. Non a tutte ma la strada è meno in salita rispetto a una settimana fa quando sembrava si potesse arrivare ad una preoccupante rottura.
La multinazionale si è detta pronta a mantenere immutata la struttura salariale in base al contratto collettivo nazionale, sugli scatti fissi e sui livelli di anzianità.
Sulla cosiddetta struttura variabile, invece, restano ancora margini da colmare.
Si tratta, senza entrare in tecnicismi, di accordi stipulati nel corso di anni sui quali i sindacati sono irremovibili. Dall’altra parte, ArcelorMittal vorrebbe legare questi costi variabili del personale a una redditività aziendale.
In questi giorni sarà formalizzata una proposta scritta ai sindacati sulla quale si ragionerà concretamente nei prossimi incontri fissati per il 23 e il 24 aprile.
Questo filone della negoziazione è dovuto alla discontinuità richiesta dalla Commissione europea: per l’azienda sarebbe necessaria anche una discontinuità occupazionale, per le organizzazioni sindacali non si possono revocare diritti acquisiti nel corso degli anni.
Al di là di questo singolo aspetto ancora da risolvere, ci sarà poi la partita degli esuberi. Certamente c’è molto ancora su cui discutere però qualche segnale positivo è arrivato tant’è che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, a margine della presentazione dello spot per “Race for the cure”, ha mostrato ottimismo commentando le ultime notizie: «Io credo che l’esame dell’Antitrust europeo si concluderà positivamente. Questo era l’ultimo scoglio che rimaneva, poi il nodo è solo l’accordo sindacale. Una volta raggiunto l’accordo sindacale possiamo fare veramente il salto di qualità e far diventare l’Ilva la migliore acciaieria europea».
 
A coordinare il tavolo romano di ieri presso il Mise c’era invece la vice, Teresa Bellanova.
Più caute e più improntate alla prudenza le dichiarazioni dell’onorevole che da tempo media in questa complicatissima vertenza: «La discussione, se pure conferma la disponibilità al dialogo e al confronto di tutte le parti, non cela i punti su cui le stesse dovranno essere capaci di giungere a un accordo che tenga ferme e onori le premesse condivise originariamente e per me inderogabili: tutela del lavoro e dei lavoratori, tutela dell’ambiente, tutela della salute, rilancio della siderurgia italiana. Sono queste, ritengo a maggior ragione oggi, senza velare gli occhi dinanzi ai toni accesi che hanno a volte segnato il confronto, le priorità indiscutibili da cui dobbiamo essere capaci di non derogare, affrontando e sviscerando ogni aspetto come stiamo facendo, punto per punto e approfonditamente».
Per Teresa Bellanova «rischiano di essere per questo fuorvianti dichiarazioni che sembrano tirare già fin d’ora le somme su quello che si definirà negli incontri successivi del 23 e 24 aprile su cui si misurerà la qualità di tutte le parti coinvolte». Perciò, conclude, «una trattativa, a maggior ragione questa, è sempre un momento delicatissimo ed è bene che le somme vengano tirate solo quando si è conclusa».

 
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Sabato 14 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 15-04-2018 15:57