M5s sbanca al Sud: in Puglia conquista tutti i collegi uninominali

Nella notte del Parlamento rompicapo, della maggioranza oscillante e del Paese spaccato, il Movimento cinque stelle mette la freccia, sopravanza tutti e si decora con i gradi del primo partito: è oltre il 30% su scala nazionale, al Mezzogiorno e in Puglia si attesta attorno al 40%. Il Sud è insomma decisivo e di fatto trascinante, perché soffia vento (e consensi a valanga) nelle vele pentastellate. E la Puglia è un tassello cruciale: nei collegi uninominali del Senato (ma la stessa impronta potrebbe replicarsi anche alla Camera) il M5S scatta in vetta ed è con la vittoria in pugno praticamente ovunque. Otto su otto agli uninominali senatoriali pugliesi, insomma. 

Ecco: le regioni meridionali e la peculiare dinamica pugliese scattano una fotografia paradigmatica, perché il M5s sarà pure il primo partito, ma la coalizione col maggior numero di consensi (e pertanto di seggi) dovrebbe essere quella a trazione Berlusconi-Salvini-Meloni-Fitto. Il “combinato disposto” tra le due circostanze, tradotto nella prospettiva post-voto, significa ciò che tutti pronosticavano, ora a viso aperto o ora a passi felpati: rischio stallo e ingovernabilità. Con un dettaglio affatto marginale, maturato già con i primi exit poll: evapora quasi del tutto lo scenario delle larghe intese Forza Italia-Pd, perché un ruolo centrale sarà giocoforza assegnato a Luigi Di Maio e ai pentastellati. Con una carta a sorpresa sullo sfondo: l’intesa tra M5s e Lega. Altro elemento, per nulla trascurabile: lo scrutinio è cominciato dal Senato, la tendenza è descritta dunque sulla base di un elettorato meno giovane rispetto alla Camera. E, come è noto, la fascia under30 è un sostanzioso additivo per i pentastellati.

Sfogliando le performance su base territoriale, il Movimento cinque stelle - come detto - mette il turbo e fa registrare il boom al Mezzogiorno, di fatto quasi doppiando la performance settentrionale. Uno schema ricalcato ovviamente anche in Puglia. Cosa vuol dire? Innanzitutto che implode e arranca il Pd, partito-guida del centrosinistra e qui al governo della Regione: in Puglia di fatto si dissolve nelle disfide agli uninominali, indirettamente agevolando proprio il Movimento cinque stelle. L’altro corno d’analisi riguarda il centrodestra: su scala nazionale la Lega rivaleggia con Forza Italia sul filo di lana per intestarsi la leadership di coalizione, ma nelle regioni meridionali l’inevitabile, naturale flessione (rispetto al Nord) del partito di Matteo Salvini non è compensata in altro modo. 

Alla vigilia una delle incognite era il dato dell’affluenza e il rischio dell’astensionismo monstre: già dalle prime rilevazioni però lo spettro sembrava scacciato, tutto sommato anche al Sud e in Puglia (che peraltro, rispetto al referendum sulla riforma costituzionale del 2016, fa segnalare una delle maggiori crescite dell’affluenza: circa il 6%, in tutto oltre il 70%). Va da sé che il consolidarsi del numero di votanti è stato spremuto in tutto e per tutto dai cinque stelle.

Il dato politico pugliese è sostanzialmente omogeneo, per i cinque stelle. Insomma: un muro compatto, in tutti i collegi. Peraltro sfruttando al meglio la mancata previsione del voto disgiunto: i candidati dell’uninominale hanno giovato fino all’ultimo metro dell’effetto trascinamento del simbolo cinque stelle. I numeri sono nitidi: in Puglia - al Senato - il M5s veleggia intorno al 40%, i candidati uninominali del centrodestra galleggiano nei pressi del 33%, quelli del centrosinistra crollano al 16-18%.

La radiografia dei collegi uninominali del Senato è impietosa, per centrosinistra e centrodestra. E franano anche i big schierati in prima linea dai partiti. Emblematico il caso del collegio più “nazionale” di tutti: al Nardò-Casarano, Barbara Lezzi (senatrice salentina del M5s) brucia grossi calibri come la viceministro renziana Teresa Bellanova, l’ex premier Massimo D’Alema (alfiere Leu) e il centrodestra di Luciano Cariddi (coalizione che nel Salento conserva un tradizionale granaio di voti). Ma cadono sotto i colpi pentastellati anche altri big nei collegi uninominali: ulteriore fulcro delle sfide pugliesi era il collegio Lecce-Francavilla, dove correvano Luigi Vitali (coordinatore pugliese di Forza Italia) e il senatore uscente Dario Stefàno (per il centrosinistra), entrambi messi in riga dal debuttante Iunio Valerio Romano. Gli altri sei senatori saranno Patty L’Abbate, Mario Turco, Gianmauro Dell’Olio, Angela Piarulli, Ruggiero Quarto, Marco Pellegrini.

E se le sorti del centrosinistra meridionale e pugliese sono sostanzialmente circoscritte a quelle del Pd, più articolata è la lettura nel centrodestra: al Sud la locomotiva di coalizione è Forza Italia (in Puglia al 20% circa), la Lega arretra vistosamente rispetto al dato nazionale (sempre qui in Puglia è al 6,5%), la ridotta quota residua è appannaggio di Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia. Il neonato movimento di Raffaele Fitto e dei centristi anche in Puglia non sembra raccogliere quanto nelle aspettative della vigilia: nei collegi uninominali pugliesi del Senato non sembra andare oltre il 3,5%, con l’obiettivo nazionale del 3% (la soglia di sbarramento critica per partecipare al riparto proporzionale dei seggi) troppo lontana. A una prima carrellata dei numeri delude, spostando l’asse d’analisi a sinistra, anche la prestazione di Liberi e uguali: in Puglia non si spinge oltre il 3%, in linea con il dato nazionale - e non ben oltre come auspicavano i leader pugliesi.
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Lunedì 5 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 06-03-2018 11:30