L'impegno dei candidati sindaco nel dibattito di "Quotidiano": «Rompere con il passato»

Un momento dell'incontro (foto Max Frigione)
BRINDISI - Si è guardato al futuro, cercando di evitare gli errori del passato. Il presente è una campagna elettorale che a questo punto non può più prevedere fango sull’avversario, niente tranelli al vetriolo, no alle solite imboscate dietro l’angolo, che è situazione tipica in assenza di idee. Il presente è il dibattito organizzato ieri da “Nuovo Quotidiano di Puglia” presso il salone dell’Autorità portuale, i cinque candidati sindaco per la prima volta tutti assieme, davanti a circa 300 persone (molti altri hanno seguito tutto con la diretta Facebook), non solo claque, ma anche elettori che a questo punto si fanno un’idea concreta degli uomini che aspirano alla poltrona di sindaco. Roberto Cavalera per la coalizione composta da Forza Italia e liste di moderati, Massimo Ciullo per la destra sovranista (ma con all’interno anche i fittiani), Ferruccio Di Noi per Impegno sociale, Riccardo Rossi per il centrosinistra e Gianluca Serra per il Movimento Cinque Stelle hanno risposto alle domande del direttore Claudio Scamardella e del caposervizio Mino De Masi, tracciando i contorni della propria idea di città, “visionari” del territorio che sarà in caso di loro affermazione, «perché oggi ci vuole coraggio nel decidere di candidarsi a sindaco - è stata la provocatoria premessa del moderatore -, vista la sfida titanica e al tempo stesso stimolante di attrarre giovani», in una realtà che invecchia e sembra solo capace di esportare eccellenze e cervelli.

Da lì urge ripartire, dallo studio, dalla conoscenza: sarà per questo che ad essere invocata più volte è stata l’Università, declinata in più ambiti, ma con le varie facoltà accomunate dal comune denominatore di fucine di esperti, laboratori di competenze per troppo tempo assenti dalle stanze dei bottoni. Rossi chiede l’Università del turismo, «perché se è vero che il settore è diventato una nuova industria, allora bisogna muoversi cercando di sfruttare le risorse a disposizione». Cavalera pensa all’Università della Nautica, «valorizzando i nostri punti di forza, al contrario di quello che sta facendo Michele Emiliano, che sta attuando una politica che affossa Brindisi, sia nella cultura sia nelle infrastrutture». «Effettivamente Brindisi paga le scelte sbagliate da Bari, il governatore non finanzia progetti legati alla cultura nemmeno in epoca di commissariamento». Senza cultura, è impossibile sbloccarsi. «Nessuno può saperlo meglio di me, che sono stato assessore con Domenico Mennitti», ricorda Ciullo, «ripartirei dal teatro proprio come volle l’ex sindaco. Sì, il teatro in risposta a quanti mi hanno appena definito teatrale». Il riferimento è a Di Noi che aveva bollato come «solito teatrino» l’ennesimo scontro tra Ciullo e Cavalera.
Ad innescare la miccia la considerazione sul triste primato di Brindisi in fatto di amministrazioni decadute per questioni giudiziarie. «E in più c’è stata una sindaca caduta dopo soli undici mesi, certamente per ragioni diverse, ma che comunque pongono un problema di continuità amministrativa», fa notare il direttore Scamardella. In platea c’è proprio lei, Angela Carluccio. Tirata in ballo indirettamente dal tavolo, non lascia trasparire smorfie, consulta lo smartphone e rimane con lo sguardo fisso sul telefono per alcuni secondi. Lei non si ricandida, è lì per sostenere Ciullo, come aveva annunciato nelle scorse settimane.

Due sindaci arrestati solo negli ultimi quindici anni non sono un buon biglietto da visita per chi parla di programmazione e di modelli per lo sviluppo di domani. Nel 2003 si chiuse con le manette l’esperienza di Giovanni Antonino, «fino a qualche tempo fa coordinatore del Pri, lo stesso partito che ora è nella coalizione di Cavalera», è l’accusa di Ciullo. Dai suoi, applausi per l’ex assessore, che ha motivato proprio con le divergenze sul patto etico, ossia l’impegno a non candidare chi è condannato o indagato per reati contro la pubblica amministrazione, le scelte di un centrodestra che si presenta spaccato, in barba al quadro nazionale. «Codici etici?», replica Cavalera. «Per me esiste solo il rispetto della legge, con me non ci sono indagati, cedo a Ciullo 30 secondi per poter dire che anche nella sua lista non ve ne sono». «Il mio discorso non valeva per reati diversi da quelli indicati nel patto etico», precisa Ciullo. Che aggiunge: «Cavalera dovrebbe parlare con maggiore prudenza: se non fosse stato per l’intervento della magistratura, nelle sue liste ci sarebbe stato ancora Lino Luperti, indagato nell’inchiesta su presunte pressioni sui voti alla Multiservizi». Rossi introduce la questione scrutatori, puntuale spina nel fianco alla vigilia delle amministrative per quei candidati accusati di favoritismi nel designare un proprio “stuolo” di fedelissimi. «Sono per il sorteggio anche io - assicura Cavalera - ma la differenza è che faccio certe affermazioni al momento giusto, non per guadagnarmi un titolo in più sulla stampa». «Nella storia amministrativa della città, chi ha sistemato gli amici degli amici non siamo stati certamente noi», chiosa Serra.
La gente applaude o bofonchia, il dibattito corre e in tanti sembrano essersi fatti una scelta precisa su chi preferire alle urne. Altri l’avevano fatta già prima, ma sviscerare i temi della campagna elettorale fa bene a tutti, anche all’elettore più convinto. Perché è pensata per la gente, per esempio, la domanda sulle periferie, aree troppo spesso dimenticate ma che necessitano di adeguati interventi di riqualificazione. «Io direi che è venuto il momento di riavvicinare e integrare la periferia alla città», è il pensiero di Di Noi. «Non dobbiamo considerare le periferie come luoghi di serie B, si utilizzino anche fondi comunali per rilanciarle». Serra fa notare che il declino è iniziato «quando sono scomparse le circoscrizioni. E allora è giunto il momento di avviare gli sportelli sociali di comunità in ogni quartiere, con il comodato d’uso gratuito dei locali per le associazioni di volontariato. E la gente reclama sicurezza, per questo sarebbe opportuno monitorare le zone con più telecamere». «Le periferie sono spesso quartieri-dormitorio, si vive male - dichiara Rossi -, ma a differenza degli altri, noi possiamo dire di esserci sempre occupati di queste problematiche, dedicando attività di ascolto dei cittadini».
«Personalmente ho ufficializzato la mia candidatura a Parco Bove - fa notare Bove - ma nei ragionamenti sulla riqualificazione urbana forse non dovremmo dimenticare che la vera periferia è diventata il centro, spoglio e con troppi negozi vuoti». «Non c’è crescita demografica, i giovani vanno via», ricorda Cavalera. «E allora diciamo di no a nuove zone di espansione, non si farebbe altro che creare altre aree più lontane, quando invece occorre pensare ad una ricucitura della città».

Ultima ma non ultima, la politica. Perché il quadro è chiaro, o anzi è confuso a seconda della prospettiva con cui si vuole guardare le cose. Ma nel dibattito, se da un lato emerge la profonda spaccatura all’interno del centrodestra, dall’altro è impossibile non notare segnali di una possibile intesa tra due coalizioni antipodiche, almeno a consultare la cartina politica. Rossi e Ciullo riconoscono reciprocamente le ragioni dell’altro, l’ex assessore va anche oltre. Giura sin da adesso, a poco meno di un mese dalle elezioni e soprattutto ad una distanza siderale dai possibili apparentamenti negli eventuali ballottaggi, che mai sarà disposto ad allearsi con la coalizione di Cavalera. «Piuttosto mi rivolgo a un’area ideologicamente opposta». E la notizia è qui, anche il moderatore rimarca quella strana apertura tra due forze che non hanno nulla in comune nei programmi, ma che non faticano a riconoscere la possibilità di un dialogo futuro. La firma comune del patto etico, tanto per capirsi, può fare da apripista, chissà. «Nulla di personale contro Cavalera - spiega Ciullo, che tuttavia non risparmia frecciatine ironiche al collega avvocato -, anzi devo dire che ammiro il tuo coraggio nel farti garante di una coalizione composta da persone che hanno affossato la città. Io e te ci siamo sentiti l’ultima volta non molto tempo fa, in occasione della difesa di un dirigente del Comune. Io rinunciai all’incarico, tu no». Cavalera scuote il capo («Le cose non stanno così») e lascia intendere, dal canto suo, che anche lui al momento sia tutt’altro che interessato a un avvicinamento del fronte guidato da Ciullo. Quanto al futuro, troppo presto per parlarne ora, si vedrà. «Ognuno ha fatto un percorso legittimo - rimarca Cavalera -, ci siamo stratificati ormai su posizioni rispetto alle quali parlare ora di coalizioni future mi sembra eccessivamente prematuro». «Non si fanno alleanze elettorali - ammonisce Serra -, quello che sta avvenendo a livello centrale è una scelta “alla tedesca”». Il pubblico rumoreggia e Serra non ci sta: «Vabbè, c’è chi ha nel Dna l’inciucio, il sostegno al governo Letta o le alleanze con Berlusconi, ma noi non la pensiamo così. La legge elettorale non ci consente nemmeno di ricorrere al contratto di governo». Di Noi ammette che «indubbiamente ci potranno essere incontri, ma non vedo la possibilità di coalizioni. E per il nostro esecutivo ci rivolgeremo agli ordini professionali per gli assessorati più tecnici». Rossi scherza: «Visto che mi trovo qui con quattro avvocati, mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Battute a parte, ci sono responsabilità politiche che non possono essere ignorate. Anche per noi non sarà mai politicamente sostenibile la coalizione di Cavalera».
Dal tavolo si chiude con il direttore che ricorda Mennitti, «comunque la si pensi, al di là delle ideologie, ma per il carisma di un sindaco». In fondo Brindisi è alla ricerca di un primo cittadino che abbia personalità, che con autorevolezza sia in grado di far ripartire, guardando oltre ma con pazienza. Il tempo a disposizione per i cinque candidati è terminato, la campagna elettorale è solo all’inizio, ma adesso è partita davvero. Con cinque “visionari” per scelta, che amano Brindisi e la stanno già disegnando.
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Mercoledì 16 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 20:13