Lega-M5S, ecco il contratto: taglio a pensioni sopra i 5mila euro

Lega-M5S, ecco
il contratto: taglio
alle pensioni d'oro
Niente uscita dall'euro
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Quaranta pagine di documento con una serie di punti, moltissimi, che non erano inizialmente previsti e che sono entrati in occasione della fitta trattativa tra M5s e Lega. Tra questi anche un capitolo sui vaccini. Questo il risultato del lavoro completato al tavolo tra Lega e M5s. Tutti i punti del contratto sarebbero formalmente chiusi e sarebbero solo sei i punti che devono essere visionati dai leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Non c'è l'uscita dall'euro.

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«Per una maggiore equità̀ sociale, riteniamo altresì̀ necessario un intervento finalizzato al taglio delle cd. pensioni d'oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati». È quanto si legge in un passaggio della bozza di contratto Lega-M5S e che ora attende il via libera dei due leader.

Nello stesso paragrafo si affronta il nodo dei costi della politica, altro tema caro ai 5 Stelle. «Riteniamo doveroso intervenire nelle sedi di competenza per tagliare i costi della politica e delle istituzioni, eliminando gli eccessi e i privilegi - si legge -. Occorre inoltre ricondurre il sistema previdenziale (dei vitalizi o pensionistico) dei parlamentari, dei consiglieri regionali e di tutti i componenti degli organi costituzionali al sistema previdenziale vigente per tutti i cittadini, anche per il passato».  

«Occorre partire dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori», prevede poi il contratto.  Con La sforbiciata al numero di parlamentari, che si accompagna - nello stesso paragrafo - anche all'introduzione del vincolo di mandato popolare contro i cambi di casacca, per i relatori del documento renderà «più̀ agevole organizzare i lavori delle Camere» e «più̀ efficiente l'iter di approvazione delle leggi, senza intaccare in alcun modo il principio supremo della rappresentanza, poiché́ resterebbe ferma l'elezione diretta a suffragio universale da parte del popolo per entrambi i rami del Parlamento e non se ne snaturerebbero natura e funzioni. Sarà̀ in tal modo possibile conseguire anche ingenti riduzioni di spesa poiché́ il numero complessivo dei senatori e dei deputati risulterà̀ quasi dimezzato».

C'è anche un codice etico per i membri del Consiglio dei ministri. Nel documento, che solo in alcuni punti - poche righe sottolineate in rosso su un totale di 40 pagine - non è definitivo perché in attesa del via libera dei leader, si legge infatti che «non possono entrare a far parte del governo soggetti che abbiano riportato condanne penali, anche non definitive, per i reati dolosi di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (legge Severino), nonché́ per i reati di riciclaggio, auto-riciclaggio e falso in bilancio; siano a conoscenza di indagini o siano sotto processo per reati gravi (ad esempio: mafia, corruzione, concussione, etc.);  appartengano alla massoneria o si trovino in conflitto di interessi con la materia oggetto di delega».

«Le parti concordano sulla necessità di effettuare una verifica complessiva sull'azione di governo a metà̀ della XVIII legislatura, allo scopo di accertare in quale misura gli obiettivi condivisi siano stati raggiunti e, se possibile, di
condividerne degli altri». È quanto si legge ancora nella bozza del contratto. «Gli esiti della verifica complessiva - si legge a proposito del check di metà mandato - sono resi pubblici sul sito internet del Governo». 

Il vincolo di mandato. «È' necessario introdurre espressamente il vincolo di mandato popolare per i parlamentari - si legge ancora nella bozza - per rimediare al sempre più̀ crescente fenomeno del trasformismo. Del resto, altri ordinamenti, anche europei, prevedono il vincolo di mandato per i parlamentari; è noto l'articolo 160 della Costituzione portoghese, il quale dispone che il deputato decade dal mandato semplicemente se si dimette dal gruppo parlamentare del suo partito e contemporaneamente si iscrive al gruppo di un'altra fazione politica».

C'è anche l'abolizione del Cnel. Si tratta di una versione semi-definitiva, che attende il via libera dei due leader in alcuni punti nevralgici evidenziati in rosso. «Altre questioni da affrontare in termini costituzionali - si legge - sono: l'abolizione del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, istituzione rivelatasi inefficace rispetto agli scopi per i quali era stata concepita, e l'affermazione del principio della prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco, fermo restando il rispetto dell'articolo 11 della Costituzione. 

«Ad oggi circa 40.000 Rom vivono nei campi nomadi, di cui 60% ha meno di 18 anni. Necessarie azioni per arginare questo fenomeno sono: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori, pena allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà̀ genitoriale». È quanto prevede un altro passaggio del contratto.

«Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità̀ Torino-Lione, nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia Torino-Lione, ci impegniamo a sospendere i lavori esecutivi e ridiscuterne integralmente il progetto». È quanto si legge ancora nella bozza. Altro passaggio al centro del confronto dei due leader, la tv pubblica. «Per quanto concerne la gestione del servizio radio televisivo pubblico - si legge infatti - intendiamo adottare linee guida di gestione improntate alla maggiore trasparenza, all'eliminazione della lottizzazione politica e alla promozione della meritocrazia».  


 
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Mercoledì 16 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 17-05-2018 11:43
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