Ciracì, Presicce, Milella, Grimaldi: arte e tecnologia tra passato e futuro

Una realizzazione di Sarah Ciracì
C'è un’arte che interpreta la vita adottando i mezzi della multimedialità come la fotografia, il video, la performance, spesso utilizzati in stretta sinergia.
Sono linguaggi che necessitano di progettualità e professionalità diverse. È il caso, in Puglia, di Sarah Ciracì, Luigi Presicce, Domingo Milella, Massimo Grimaldi. Artisti che hanno assunto da tempo un ruolo significativo nel panorama dell’arte nazionale e internazionale.
Sarah Ciracì nasce a Grottaglie nel 1972, ed è una delle artiste italiane più interessanti della sua generazione. La sua identità artistica appare ben presto definita fin da quando, dopo una prima formazione al Dams di Bologna si trasferisce a Milano e partecipa a “Campo 6”, importante collettiva per artisti emergenti curata da Francesco Bonami alla Gam di Torino nel 1996. Il suo lavoro spicca tra le altre presenze: due enormi trivelle che fuoriescono con potente energia dal pavimento della stanza, come spinte da una forza innaturale.
Tra le esperienze per lei fondamentali, una residenza a New York nel 2001 con una borsa di studio vinta presso l’Italian Academy alla Columbia University.
Le sue opere sono concepite come meccanismi che ispirano suggestioni fantascientifiche in bilico tra insolite riflessioni e sogni.
Immagina, Sarah, altri mondi per difendersi dal presente. Universi popolati da strane creature, veri e propri robot surreali, presenze rassicuranti che dicono l’intimo ed eterno rapporto tra immaginazione e fantascienza, tecnologia e nuovo umanesimo costituito da natura, sapienza, fede e cultura popolare. Una ricerca che pungola curiosità e creatività spingendo sulle contraddizioni, sollevando continui dubbi e pensieri sul tempo a venire. Un immaginario che affonda le sue radici nel cinema e nella letteratura fantascientifica da Philip Dick e James Ballard.

Le sue opere visivamente composite includono animazione in 3D, video, pittura e installazione come emerso anche dalla mostra “Multiverso”, 2015, a cura di Antonella Marino in una ex fabbrica abbandonata di Grottaglie.
Beato Angelico, Giotto, Piero della Francesca, Luigi Ontani e Carmelo Bene: attorno a questi poli si snoda l’orizzonte visivo di Luigi Presicce nato a Porto Cesareo nel 1976. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Lecce ma si forma sostanzialmente da autodidatta. Esordisce con la pittura anche se è con la performance che raggiunge il suo massimo livello di espressione. Sono messe in scena corali le sue rappresentazioni, con abiti molto ricercati, complesse coreografie desunte da immagini del passato. Vere e proprie azioni teatrali in cui egli stesso è un’icona tra le iconografie con le quali si misura costantemente nel pantheon dell’arte e della sua esistenza. A Milano nel 2008 fonda, con Valentina Suma e Luca Francesconi, Brownmagazine e in seguito Brown Project Space. Nel 2012 vince una residenza d’artista al Macro di Roma. Con Luigi Negro, Emilio Fantin, Giancarlo Norese e Cesare Pitroiusti avvia il progetto Lu Cafausu, con cui ha partecipato con Andandand a Documenta13, Kassel. Molteplici le sue presenze a livello internazionale pur mantenendo sempre una strettissima relazione con la terra d’origine da cui attinge i codici che lo rappresentano e che rappresenta, morfologie e richiami arcaici, antropologici e riferimenti alla cultura teatrale da Carmelo Bene a Jodorowsky.

Tra le più importanti e significative presenze in area salentina, la performance Atto unico sulla morte in cinque compianti, tenuta a Lecce nel 2012 presso la chiesa di San Francesco della Scarpa per il Museo Sigismondo Castromediano. Per densità di significati e complessità scenica costituisce uno dei momenti più alti e riusciti dell’attività performativa dell’artista. Realizzato per il decennale della scomparsa di Carmelo Bene, in questo lavoro Presicce attua una connessione medianica con il grande attore – suo costante punto di riferimento – utilizzando nella performance i suoi costumi di scena e abiti personali. Una riflessione sulla morte e su come viene percepita da chi resta con l’allestimento di tableaux vivant ispirati ad affreschi del Trecento e Quattrocento e di cui uno dedicato alla morte per suicidio di Kurt Cobain, interpretandone il valore epico dato dal binomio morte e bellezza. Dei suoi lavori Presicce realizza degli scatti fotografici che sono parte integrante, oltre che unica documentazione, dell’azione performativa.

Domingo Milella nasce nel 1981 a Bari, dove ha vissuto fino all’età di 18 anni. Si trasferisce a New York e studia fotografia alla School of Visual Arts sotto la guida di Stephen Shore, fotografo statunitense di fama internazionale. Attualmente vive tra Bari e Londra. Oltre a Shore sono i tedeschi Thomas Struth, Andreas Gurski e più in generale la Becher-schuler di Dusseldorf le componenti che più lo hanno profondamente influenzato. Artista dalla formazione complessa e stratificata Milella guarda con ispirata passione alla storia dell’arte. Un italiano che attraverso i grandi maestri della fotografia internazionale arriva a comprendere la modernità del passato e della grande tradizione visiva italiana. Il legame evidente è con la cultura antica, con quella classica, il dogma della forma che rimane l’istanza centrale nella sua logica della rappresentazione. I suoi scatti hanno efficaci rimandi ai grandi interpreti della Land Art da Walter De Maria, per la tendenza a cogliere attraverso il visibile l’intellegibile, a Michael Heizer, a Richard Long. Foto in cui tutto viene elaborato e metabolizzato: dal Beato Angelico a Bernd e Hilla Becher, a Jeff Wall, per giungere ad una nuova significativa riflessione sulla fotografia e il paesaggio.
Massimo Grimaldi, tarantino, classe 1974, è un artista che ha fatto proprio della riflessione sull’arte e sul proprio ruolo il centro della sua ricerca. A partire dal 2003 realizza gallerie fotografiche digitalmente riprodotte su supporti Apple; la particolarità di questi lavori è la loro intima connessione con la realtà. Ricerca che raggiunge il suo obiettivo estremo nel caso dell’opera Emergency’s Paediatric Centre in Port Sudan Supported by Maxxi che, è consistito nel destinare il 92% dei 700.000 euro previsti dal bando alla costruzione di un Centro sanitario pediatrico di Emergency in Sudan, documentando poi le fasi di costruzione del centro.
Si profila così un panorama di connessioni tra visualità e mezzo tecnologico tra pensiero e supporto della multimedialità. Una tecnologia usata dagli artisti che non soffoca bensì sollecita nuove rotte di senso nell’orbita di un nomadismo intellettuale sempre più consistente anche in Puglia.
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Sabato 25 Febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento: 16:42