Pioggia di applausi per il baritono Colaianni e il "suo" Gianni Schicchi

“Gianni Schicchi” è la terza parte del trittico (comprendente anche “Il tabarro” e “Suor Angelica”) la cui prima assoluta avvenne al Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918, seguita un mese dopo dalla prima italiana di Roma. Da allora il cammino delle tre opere iniziò a prendere strade separate, spesso abbinate ad altri titoli nonostante la ferma opposizione di Giacomo Puccini che si oppose sempre a questa soluzione.
La sua idea di base infatti era fondata sul principio del contrasto: ogni atto doveva legarsi retrospettivamente al carattere contrastante degli altri due. Il tutto governato da una modernità di scrittura musicale sempre più avanzata e legata alle correnti europee dell’epoca.
 
 

Il soggetto di “Gianni Schicchi” (che peraltro contiene la sola aria veramente popolare della trilogia, “O mio babbino caro”) fu creato da Giovacchino Forzano, che per l’unica opera buffa scritta da Puccini prese spunto da alcuni celebri versi di Dante. La fonte primaria del soggetto dell’opera risiede infatti in un breve episodio contenuto nel trentesimo canto dell’“Inferno”, dove il protagonista viene condannato in quanto “falsatore di persone”. Opera che è stata rappresentata ieri sera con grandissimo successo nel Chiostro di San Domenico a Martina Franca per il ciclo “Novecento e oltre”, nell’ambito della 43ma edizione Festival della Valle di Itria, l’ottava  con la direzione artistica di Alberto Triola. Repliche domani ed il 27 luglio a Martina Franca e il 31 a Matera nell’ex ospedale San Rocco.

La storia di una beffa fatta ai danni di una famiglia che litiga per questioni di eredità è una storia che può essere avvenuta in qualunque epoca storica, a maggior ragione nella nostra. E la scorrevole regia di  Davide Garattini Raimondi ha così ambientato la trama nell’Italia a noi quasi contemporanea, accentuando il lato farsesco e grottesco della vicenda e sottolineando scenicamente quel ritmo che è tratto peculiare di quest’opera.
L’allestimento è stato realizzato in coproduzione con l’Orchestra  della Magna Grecia (che ha eseguito la partitura in versione ridotta come organico, ben diretta da Nikolas Nagele e con Vincenzo Rana al pianoforte), in collaborazione con l’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celeltti” e l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, da cui  proveniva il promettente ma non sempre omogeneo cast composto da Carolina Mattioda, Maryna Kulikova, Nèstor Losán, Raffaele Feo, Ilaria Bellomo, Luca Andrea Giordano, Hikaru Onodera, Arianna Rinaldi e Vincenzo Santoro.

Protagonista assoluto è stato però Domenico Colaianni, il baritono pugliese da anni presente sulle ribalte internazionali che nel ruolo del titolo ha fornito una grande interpretazione, ricca di verve scenica e vocale.  
     
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LunedĂŹ 24 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 21:24