Innamorato di Gallipoli e del Salento
ma ho scelto di non venirci più in estate

Caro direttore,

da amante del Salento e di Gallipoli soffro molto nel leggere i giornali in questi giorni. Sono anni che non trascorro più le vacanze, per scelta, in questa terra a me tanto cara perché ormai è diventata invivibile in questi periodi. Discoteche riempite all'inverosimile che spingono ad autodenunciarsi ad un imprenditore che dice "aspettiamo che ci sia il morto per renderci conto della situazione?" e notizie che spopolano sul web come "A Gallipoli in affitto anche i balconi: 10 euro per un posto letto" impongono una seria riflessione sulla deriva raggiunta dalla Perla dello Jonio.

Perché si è arrivato a questo? Probabilmente una delle cause è che i tanti proprietari di seconde e terze case hanno scelto di "affittare a nero" violando ogni norma di legge. Il tutto in una connivenza tra istituzioni, controllori e operatori economici e proprietari di case che ha dato vita a questo turismo di bassa qualità che crea inevitabilmente problemi di sicurezza, viabilità, gestione dei rifiuti e dei servizi pubblici essenziali.

Credo si sia arrivati ad un punto di non ritorno.

E' fondamentale un vertice dell'ordine pubblico da fare simbolicamente a Gallipoli, a cui partecipino il Ministro Minniti ed i vertici delle forze dell'ordine nel quale devono essere prese decisioni radicali che partano da blitz a tappeto in tutto in territorio, per controllare tutte le case affittate, i locali notturni e le spiagge.

Che ne pensa?

Roberto Race


Gentile Roberto,

concordo su tutto, tranne che sulla proposta conclusiva. Ciò che serve a Gallipoli, come a tutto il Sud, non è la risposta eccezionale, non sono i vertici-passerelle - sotto i riflettori delle telecamere - e qualche annuncio roboante per dare un po' di fumo negli occhi. Ciò che serve a Gallipoli, come all'intero Salento e all'intero Sud, è il governo del territorio per tutti i 365 giorni dell'anno, perché quanto avviene a luglio e ad agosto è il risultato di ciò che si semina (o non si semina) durante l'anno, anzi nel corso degli anni. Lo sanno tutti, dal prefetto al sindaco, dal cittadino e dall'affittacamere gallipolino all'operatore turistico: una città che, nel giro di poche settimane, passa da 28mila a oltre 400mila abitanti, con la stessa rete di servizi e infrastrutture, con lo stesso personale per la vigilanza e i controlli, non può non collassare: degrado, caos e cortocircuito sono inevitabili. Dunque, delle due l'una: o non si arriva a 400mila presenze concentrate in due-tre settimane, o si adeguano servizi e infrastrutture per una tale cifra (cosa praticamente impossibile). Perciò, pensare di affrontare la questione solo dal versante dell'ordine pubblico e della repressione, dei blitz nei locali, nelle discoteche e contro lo spaccio di droga, è semplicemente illusorio, fuorviante. E' piuttosto una questione di visione, di cultura, di prospettiva corta o lunga, di coscienza dell'intera cittadinanza. Lei parla di delusione di quest'anno. Mi dispiace non poterle mostrare le paginate, gli interventi critici e i fondi apparsi su Quotidiano non quest'anno, non l'anno scorso, ma puntualmente da almeno sei anni sulla necessità di governare l'improvvisa e caotica esplosione turistica dell'intero Salento. Le cito solo un passaggio di sei anni fa :
«Se il Salento (e Gallipoli) non riuscirà a “governare” la straordinaria capacità di attrazione che sta riscuotendo negli ultimi anni, in Italia e all'estero, rischia di rimanerne ben presto travolto. Se non riuscirà, cioé, a capire in quale porto andare, ad avere un progetto e una rotta, a darsi una visione, saranno i soli “spiriti animali”, dettati da interessi economici, e le organizzazioni criminali a deciderne la la direzione, il futuro, l'approdo. Ci ritroveremo imprigionati in un turismo dagli effetti speciali, stupefacenti, ad alto tasso alcolico, dei locali notturni sfarzosi e lussureggianti, il luogo dell'apparire piuĚ€ che dell'essere: eĚ€ quel turismo che, dopo aver bagnato e illuso un territorio, corre perennemente il rischio di evaporarsi per un improvviso cambio di tendenza».

Ecco: era tutto previsto, anzi tutto scritto e annunciato. Era necessario dire dei “no”, anzi molti “no”, invece di “lasciar fare” e “lasciar passare”, anche al costo di rinunciare a incassi stratosferici (di pochi, in verità). Ma nessuno ha avuto il coraggio di farlo. La corsa al guadagno facile con il minimo sforzo e la ricerca del facile consenso politico sono stati più forti della capacità di governo e di direzione del fenomeno. Così la rotta di collisione del “divertimentificio” con altri segmenti di turismo è stata inevitabile. Si può ancora cambiare rotta? Certo che si può, ma dipende dalla visione, da un profondo cambiamento culturale, dalla rinuncia del guadagno facile e dall'abbandono della prospettiva corta, oltre che dalla presa di coscienza di ogni gallipolino e dal governo del territorio per 365 giorni all'anno. Non solo e non tanto dall'esito di blitz e controlli nei mesi caldi. E tanto meno dall'organizzazione di vertici roboanti.
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Giovedì 10 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 19:05