Ritmo e scene, Il Trovatore conquista il Petruzzelli

Ritmo e scene, Il Trovatore conquista il Petruzzelli
“Il trovatore” di Verdi andò in scena per la prima volta in piena epopea risorgimentale, il 19 gennaio 1853 al teatro Apollo di Roma. E non a caso fu scelto come fil rouge di “Senso” di Luchino Visconti, che inizia con le riprese delle sontuose decorazioni del teatro La Fenice, accompagnate dal canto del capolavoro verdiano nel clima di tensione che regnava a Venezia alla vigilia della battaglia di Custoza nel 1866.

E per la Scala Visconti firmò uno spettacolo bellissimo che rimase in scena dal 1964 (in realtà quell’anno il debutto fu a Mosca nella tournée che allora fece il teatro milanese) al 1978, con le scene degli indimenticabili Nicola Benois, pittore, e Tito Varisco, direttore degli allestimenti scenici, che sono state riproposte ieri sera a Bari per il secondo trionfale appuntamento della stagione 2018 del Petruzzelli sotto la guida sapiente del sovrintendente e direttore artistico Massimo Biscardi.

Una convincente edizione del capolavoro verdiano che giustamente è stata accolta da calorosissimi applausi. Si replicherà domani alle 20.30, sabato 24 e domenica 25 febbraio alle 18, martedì 27, mercoledì 28 febbraio e giovedì primo marzo alle 20.30.

Quelle grandi tele sapientemente dipinte a mano, frutto dell’artigianato teatrale dell’epoca, sono state la cornice ideale per la più “romantica” delle opere del “Cigno” di Busseto. Uno spettacolo, disegnato all’epoca da Benois – rappresentante di spicco di una grande tradizione -, che accentuava il lato noir e cupo della vicenda, esaltando ancor di più il romanticismo con un acceso e sempre attuale figuratismo. A governare il tutto la sapiente ed elegante regia firmata da Joseph Franconi Lee, a suo agio nel mantenere in perfetto equilibrio le masse ed i singoli personaggi. Bellissimi i costumi di fine Ottocento ideati da Pasquale Grossi ed efficace il disegno luci di Claudio Schmid.

Ed è incredibile come possa bastare una bellissima antica scena dipinta di grande scuola italiana per farci dimenticare l’ultimo ventennio di proiezioni incrociate, ciclorama dipinti e scene vuote con oggetti allegorici.

Ritmi serrati, grande vigore e sintonia con il palcoscenico sono stati i punti di forza dell’ottima direzione di Renato Palumbo sul podio dell’Orchestra del Teatro. Eccellente la prova del Coro guidato da Fabrizio Cassi. Notevole il cast ad iniziare dal soprano Maria Teresa Leva, Leonora di grande espressività unita all’incantevole timbro e ai pregevoli acuti. Fraseggio sempre appropriato quello del tenore Giuseppe Gipali, Manrico dalla dizione chiarissima e dalla voce piena e squillante, molto applaudito nella “pira” eseguita con l’acuto finale da tradizione. Il bravo mezzosoprano Carmen Topciu, nel ruolo di Azucena, è emersa grazie ai ragguardevoli mezzi timbrici ed allo smagliante registro acuto. Imponente nel volume ed incisivo nel fraseggio il conte di Luna del baritono Alberto Gazale. Buona la prova anche del basso Alessandro Spina nella parte di Ferrando.
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Giovedì 22 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 23:13