Dalla Scala alla Taranta (e ritorno)
Il gran volo di Nicoletta

Dalla Scala alla Taranta (e ritorno)
Il gran volo di Nicoletta
Le brave ballerine volano. Così sembra. Lo capisci dalle mani. Se volteggiano quelle, volteggia tutto il corpo. L’indice lievemente sollevato, quasi altezzoso; le dita affusolate, distese ma non rigide, non molli. Leggere. Il pollice come ala: fende l’aria, dà stabilità. Ma è il polso a dettare i comandi: si volta, guarda su, poi giù, si inarca e di nuovo ricomincia, daccapo, veleggia nel vuoto, si protende, si ritrae, detta volute lievi che seguirle è una danza, la parte per il tutto, sintesi affascinante che sublima l’arte e un po’ suggerisce, un po’ ammicca e molto rimanda: al collo del piede, alle gambe, alle spalle, al mento allineato, appena sollevato. Le mani, ecco. Già seguirle è un incanto. Figurarsi il resto. Dal sorriso in giù. Figurarsi.

Nicoletta Manni è prima ballerina della Scala di Milano dal 2014. A trascrivere il curriculum si esaurisce lo spazio di questo articolo. Diamolo per fatto. I curiosi lo troveranno dove sanno. Gli appassionati, invece, già sanno. Wikipedia ne fa una riduzione essenziale. Wikompendia. Ma noi giochiamo in casa e la possiamo prendere larga, senza dilungarci. Classe 1991 (e classe da vendere). Non sta bene dire l’età delle donne, non quella delle ragazze. Del resto, a 26 anni appena compiuti cosa volete che sia? Qui vale l’emozione, il resto non conta e non si conta. Carla Fracci, che ieri sera è tornata a ballare sulle punte, a Cremona, per lo “Stradivari festival”, dice che le nuove esperienze fanno crescere. Ha 81 anni. Non sta bene dire l’età delle donne, non quella delle stelle. E ad ogni modo, se le nuove esperienze fanno crescere, chissà di quanto avrà allungato pollice indice e tutto il resto, stacco di gamba incluso, Nicoletta, che a fine agosto, il 26, due giorni prima del compleanno, si è esibita sul palco della Notte della Taranta. Anche lei giocava in casa. È di Santa Barbara, scoppiettante già dal nome, frazione di Galatina, roccaforte della pizzica: San Paolo, il patrono, chissà quante ne ha viste e quante ne ha sentite. Eppure lei, che lo ha nel sangue, ha ballato per la prima volta a Melpignano il ritmo che travolge, diverte e cura (dalla noia sicuramente). Possibile? «Possibile», garantisce l’interessata. Mamma comu balla, la taranta la pizzicau...

Deve essere stato un sogno di mezza estate o poco più. Era il 2014: Nicoletta fu invitata a vedere il Concertone di Melpignano. Maestro per il secondo anno Giovanni Sollima, violoncellista. Tra gli ospiti, Roberto Vecchioni e Mannarino. Una folgorazione. I frutti col tempo. I contatti, le trattative, il via libera ed ecco il sogno che diventa realtà. Ancora una volta mezza estate o poco più. Agosto 2017. «Hanno avuto la splendida idea di valorizzare la danza come elemento essenziale dello spettacolo», racconta Nicoletta. È al telefono. Il Teatro alla Scala ha le sue regole, le sue priorità. La conversazione in una pausa delle prove. Carla Vigevani, addetta stampa per il ballo, inserisce il vivavoce. Precisa, gentile. Il tempo è sufficiente. Nicoletta debutta venerdì prossimo a Milano con “Onegin” accanto a Marco Agostino. L’intervista è una parentesi nella cadenza quotidiana degli impegni. La danza, allora. «Lo spirito della contaminazione che anima il palco di Melpignano ha attraversato anche le coreografie di Luciano Cannito: ballerini popolari e accademici, nove più nove, per uno spettacolo unico e coinvolgente. Un mix di stili, un’esperienza davvero molto bella. Sembrerà strano, ma prima della scorsa estate non avevo mai ballato la pizzica». Tre interpretazioni per lasciare il segno: “Prayer of the mothers”, il messaggio di pace cantato da Yael Deckelbaum; “Pizzicarella” e “Cu lu tamburieddu miu”. Con lei sul palco l’intero corpo di ballo della Notte, quattro ore e oltre di spettacolo, vattele a ricordare tutte le mosse, e i passi, e neppure uno a pestarsi i piedi, a scontrarsi in volo o a sgambettarsi nelle piroette: Renato Andretta, Piero Balsamo, Francesco Bax, Laura Boccadamo, Andrea Caracuta, Stefano Campagna, Silvia Ciardo, Sara Colonna, Laura De Ronzo, Anna Donadei, Cristina Frassanito, Marco Martano, Francesco Moro, Stefania Nuzzo, Giovanna Pagone, Serena Pellegrino, Lucia Scarabino e Francesca Sibilio. Chiusa la parentesi. Finita la baraonda.

La danza, allora. «Ho cominciato quasi per gioco a due anni e mezzo, contro la volontà di mia madre», spiega Nicoletta. Troppo presto, per quanto figlia d’arte. La mamma, Anna De Matteis, ha due scuole dove il ballo acquista forma e la passione prende corpo, una a Copertino e l’altra a Mesagne. Il ramo maschile della famiglia segue tutt’altri interessi: papà Fabio è un informatico mentre il fratello, Alessandro, dieci anni più piccolo, ha impiegato due mesi per capire che il ballo non fa per lui, però l’arte sì: vorrebbe studiare da lighting designer, progettazione illuminotecnica per gli spettacoli. In un modo o nell’altro, sempre lì stiamo. Nicoletta, dunque. «Alla fine i miei si sono arresi all’evidenza della passione». A 13 anni il gran salto dal Salento a Milano, con l’ingresso al quarto corso della scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala. Studia danza, studia lingue; si diploma nell’una e nell’altra disciplina, a diciassette anni (anche per via della “primina”). Nel 2009 la proposta di contratto dello Staatsballett di Berlino: tre anni di esperienza all’estero e poi il ritorno in Italia, ancora Milano, ancora la Scala, su proposta del direttore del corpo di ballo Makhar Vaziev. Subito il debutto nel ruolo di Myrtha in “Giselle”. Dall’aprile 2014 è prima ballerina. E partner dell’étoile Roberto Bolle. Invidiata? «Credo molto, sì». Ride.

Ecco, Bolle. Forse giù a Melpignano quelli della Taranta un pensierino lo stanno già facendo. Da una stella all’altra, insomma. Sempre sogni di mezza estate sono. E per lo più si avverano. Vedremo. L’ultima edizione, con Raphael Gualazzi in cattedra, ha unito il pubblico popolare della pizzica a quello raffinato ed esclusivo della danza classica. Non poco. Per Nicoletta notorietà su notorietà, lei che - con le tournée del corpo di ballo scaligero e con “Roberto Bolle&Friends” - è conosciuta in mezzo mondo. Da Los Angeles a Tokyo, per non dire dell’Europa. Incluso il Teatro Bolshoi di Mosca. «La mia passione è il mio lavoro. La carriera di una ballerina dura fino a 46 anni, ma sono così presa dalle cose che non riesco a immaginarmi un dopo. Ogni ballerino ha un suo corpo, e ciascuno deve sapere qual è il momento giusto per smettere, ammesso voglia farlo. Ma il presente è pieno di sorprese e di scadenze: non penso a come sarà il mio futuro, non ancora. Alla Scala mi sento a casa. Qui ho studiato, qui sono cresciuta. È la mia vita. Hobby e tempo libero quasi non esistono, tra prove, impegni e rappresentazioni in pubblico. Ma appena ho dei momenti per me scendo giù in Salento, dalla mia famiglia. È il mio rifugio, il mio angolo di pace».

Tra pochi giorni si torna in scena. “Onegin”, presentato come esempio perfetto di un moderno dramma trasposto in danza, chiude la stagione 2016-17. A dicembre si partirà con la nuova. Per Nicoletta un altro esordio. «È la mia prima volta in quest’opera con un personaggio che ogni ballerina desidera interpretare. Fa crescere tanto perché è molto complesso, soprattutto per i passi a due. Occorre avere un bel rapporto con il partner in scena. Io avrò accanto Marco Agostino, un solista della Scala. Abbiamo lavorato insieme altre volte; ci conosciamo dalla scuola. Non poteva andarmi meglio».

Era stata Titania in “Sogno di una notte di mezza estate”, in luglio. Sarà Tat’jana ora, in “Onegin”. «Ogni debutto un’emozione diversa», assicura. Ma stavolta con una dose di esperienza in più: la pizzica. Che travolge, diverte e cura (dall’ansia sicuramente). Mamma comu balla, la taranta la pizzicau... Traduzione superflua. Anche alla Scala. Sipario.

 
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Domenica 1 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 19:11