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Troppa luce sulla Terra, scompaiono le stelle: in dieci anni più difficile scorgere Sirio o Andromeda

L'inquinamento luminoso ha offuscato la volta celeste

di Gabriele Rosana
Articolo riservato agli abbonati
Mercoledì 15 Marzo 2023, 13:00 - Ultimo agg. : 16 Marzo, 07:37 | 5 Minuti di Lettura

Il cielo non è più quello di una volta.

Ascolta: L'Universo in onda: il rilevatore di onde gravitazionali farà anche crescere il Pil

A causa dell’inquinamento luminoso dei centri urbani, sempre meno stelle sono visibili dalla Terra, cambiando di fatto la percezione che abbiamo dell’universo. E nel giro di una generazione, i nostri figli o nipoti potrebbero conoscere una situazione ancora peggiore e non essere in grado di scorgere, almeno una volta nella vita, la Via Lattea o le Pleiadi. O persino Sirio, l’astro più sfavillante di tutti. Il tasso di crescita annuo del fenomeno è pari a quasi il 10%: ciò vuol dire che l’aumento della luce artificiale nelle città oscura all’occhio umano (e pure ai telescopi) le stelle più lontane dal nostro pianeta e con una luminosità debole.

APPROFONDIMENTI
LA SCOPERTA
Scoperte 6 galassie grazie al telescopio Webb della Nasa. «Sono così antiche che non dovrebbero esistere»

LA RICERCA

Da vent’anni, durante le loro missioni in orbita, gli astronauti dell’Agenzia spaziale europea (Esa) monitorano la stato dei cieli europei, comparando milioni di immagini che dimostrano l’inarrestabile diffusione dell’illuminazione artificiale. A mappare da ultimo l’impatto dell’inquinamento luminoso sul cielo notturno (un dato sensibilmente più elevato rispetto a quello rilevato dalle misurazioni satellitari) è, però, un progetto di “citizen science”, cioè una ricerca collaborativa condotta non da scienziati di professione ma da appassionati dal giardino o dal terrazzo di casa (spesso si tratta di esperti ferrati al punto da scovare nuove supernove e asteroidi). Sono state analizzati i dati derivanti da decine di migliaia di osservazioni astronomiche effettuate tra 2011 e 2022 e regolarmente raccolte dal portale online di “Globe at Night”, un programma gestito dal NoirLab (National Optical and Infrared Laboratory) della National Science Foundation, centro di ricerca astronomica con sede principale a Tucson, in Arizona. Ai partecipanti al progetto di “citizen science” vengono fornite mappe che fotografano il cielo notturno, mostrando le stelle presenti al variare dei livelli di luminosità del cielo, e utilizzando come indicatore concreto l’astro meno luminoso visibile in un certo momento: sulla base delle gradazioni della scala del cielo buio, i volontari devono, quindi, scegliere la situazione che meglio replica ciò che vedono effettivamente nel cielo. I risultati, piuttosto allarmanti, sono stati pubblicati di recente sulla rivista Science, nuovo tassello nel tentativo di inquadrare una vicenda - quella delle stelle scomparse ai nostri occhi - che, secondo precedenti ricognizioni, riguarderebbe ormai più di otto esseri umani su dieci.

LA LEZIONE

«Non è un problema solo per noi ricercatori», spiega a MoltoFuturo Fabio Pacucci, astrofisico dell’università di Harvard e autore di video didattici per TED-Ed che rendono i misteri dello spazio alla portata di tutte e tutti. Chi osserva le stelle per lavoro, infatti, ha imparato la lezione ormai da qualche decennio e ha spostato i telescopi più potenti lontano dai centri abitati: «Basti pensare allo storico centro di osservazione di Monte Mario, a Roma, nel frattempo divenuto un luogo di divulgazione e formazione. Oggi gli astrofisici di tutto il mondo studiano il cielo grazie a satelliti spaziali, oppure da luoghi estremamente isolati – ad esempio nelle Hawaii o in Cile – e altamente regolati proprio per evitare ogni interferenza luminosa». Ma l’inquinamento luminoso, ragiona Pacucci, sta negando a miliardi di persone di conoscere il cielo «e di creare un legame più saldo con la natura e con tutto ciò che ci circonda». Il fenomeno, nell’ultimo cinquantennio, si è esteso dai centri delle città fino a contagiare periferie sempre più capillarmente abitate: Luna a parte, a causa delle luci perenni della città, le stelle visibili a occhio nudo si contano sulle dita di una mano (senza considerare gli effetti che la luce protratta ha sul sonno di uomini, donne e animali). «Per scorgere per bene la Via Lattea, il mare di stelle della galassia a cui appartiene il pianeta Terra, oggi in Italia bisogna trovarsi su un’isola remota e poco abitata o, ben riparati, in cima a una montagna. Ecco, se si è fortunati magari si possono vedere pure la luce zodiacale e altre galassie diverse dalla nostra, a cominciare da quella di Andromeda, la più vicina a noi».

Spazio, al confine della nostra galassia è apparsa questa luce intermittente: la scoperta degli scienziati

L’INNOVAZIONE

Eppure, a differenza delle emissioni nocive per il clima, non siamo di fronte a trend impossibili da invertire. Perlomeno in teoria. Nella prassi, è forse più realistico parlare di politiche per evitare di accelerare la presenza dell’inquinamento luminoso nelle nostre vite. Naturalmente, ciò può finire per interferire con altre funzioni da tutelare, come ad esempio la sicurezza pubblica garantita dall’illuminazione stradale notturna. «Le alternative ci sono – dice Pacucci – Ad esempio, lampioni che dirigono il fascio di luce unicamente verso il manto stradale». Alcune realtà locali hanno già provato a regolare l’intensità della luce (una misura, oltretutto, in linea con le politiche di risparmio energetico tornate di moda in piena crisi dei rincari in bolletta): a Tucson, ad esempio, per le lampade dei lampioni a Led (tra le principali responsabili dell’inquinamento luminoso, secondo l’Esa) è stata scelta una potenza inferiore del 60% rispetto a quella normalmente in circolazione. E dopo il cambio di passo per “riaccendere” le stelle, sono anche rientrate le precedenti lamentele dei residenti per le sere “effetto giorno”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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