Janeczek, Premio Strega con dedica al prof salentino

Janeczek, Premio Strega con dedica al prof salentino
A pochi minuti dalla vittoria del Premio Strega con il romanzo “La ragazza con la Leica”, edito da Guanda, Helena Janeczek ha espresso la volontà di dedicare il raggiungimento di un simile risultato ai suoi genitori e ad un uomo che ha permesso che lei diventasse una scrittrice italiana ben prima che fosse una cittadina italiana. Questa persona è Pompeo Mancarella, docente per anni di Italiano e Latino presso il Liceo Classico “Giovanni Pascoli” di Gallarate, di origini umili, emigrato dalla provincia di Lecce nel Nord-Est Italia. È stato Mancarella a regalare a una giovane Janeczek, da poco trasferitasi dalla Germania in Italia nel 1983, al termine delle scuole superiori, i libri di Gadda, Meneghello, Montale. Ed è stato su questi ed altri libri che Janeczek ha scoperto l’amore non solo per la letteratura italiana, ma per la nostra nobile, ricca e complessa lingua. “Grazie a queste letture, a questi libri sono diventata italiana, per l’amore che mi hanno trasmesso. Non ci si sente stranieri quando si legge”, ha dichiarato. Mancarella è stato una sorta di padre adottivo per la scrittrice, la quale, originaria di una famiglia di ebrei polacchi, nel suo esordio capolavoro del 1997, “Lezioni di tenebra”, ha raccontato il modo in cui i genitori riuscirono a sopravvivere all’Olocausto, a differenza dei loro familiari, sterminati tutti dalla violenza irrazionale del Nazismo. “Lezioni di tenebra” non è soltanto una memoria sull’Olocausto, ma un resoconto lucido e nel contempo appassionato che punta soprattutto a misurare l’intensità del contraccolpo che quella tragedia ha lasciato nella generazione successiva, quella dei figli, quella alla quale la stessa Janeczek appartiene. È di certo la fragilità di una giovane ragazza dal passato oscuro ad aver convinto il professore Mancarella a prendersi cura di lei, lui che appena ventenne aveva scelto di partecipare alla Resistenza italiana, divenendo partigiano con il nome di battaglia di Peo (il primo a sinistra nella foto), nella Brigata della Prima Divisione Valdossola. C’è una sorta di fil rouge che lega il passato esistenziale di Mancarella e il lavoro di scrittrice della Janeczek, ovvero la presenza ingombrante degli anni bui dei totalitarismi della prima parte del Novecento, come dimostra anche il romanzo del 2011 “Le rondini di Monteccassino”, che si sofferma sui quattro mesi del 1944 in cui gli alleati hanno tentato di sfondare le linee tedesche nei pressi di Montecassino. Su quel fronte assai complesso, oltre agli americani e inglesi, erano presenti truppe di altri continenti che il caos della guerra mondiale aveva rigettato in quella zona del nostro Paese: indiani, nepalesi, magrebini, polacchi e anche un migliaio di ebrei, che hanno imbracciato le armi per il puro diritto a esistere.  E del magma nero dei totalitarismi parla, infine, il libro che le ha consentito di vincere il Premio Strega, “La ragazza con la Leica”, incentrato sulla vita della fotografa Gerda Taro, la compagna del collega Robert Capa, morta a 26 anni, nell’agosto del ’37, durante la guerra civile spagnola. Il racconto romanzato della vita di Gerda è presentato da tre punti di vista diversi: Willy Chardack (un innamorato non corrisposto della protagonista), Ruth Cerf (un’amica), e Georg Kuritzkes (il fidanzato precedente a Capa). Gerda, attraverso il punto di vista di queste tre figure importanti della sua esistenza, si mostra carica di fascino, seducente, ribelle, uno spirito libero, mai domo, sempre alla ricerca della verità e della bellezza.
Assomiglia tanto alla sua Gerda Taro Helena Janeczeck, assai amata dal mondo letterario italiano per la sua indipendenza e coerenza intellettuale, donna che è riuscita a vincere il più ambito e discusso premio letterario italiano, a quindici anni di distanza da Melania Mazzucco, ultima scrittrice a spuntarla nella votazione finale, lasciando poi spazio ad un’egemonia maschile durata ininterrottamente per tre lustri. Un romanzo che conferma la grande potenza stilistica della scrittrice, la sua capacità di mescolare in un ibrido originale e coeso la grande storia con la finzione, l’importanza da lei conferita alla memoria come pratica necessaria per non franare nelle voragini dolenti del passato, la sensibilità estrema di una donna nel pieno della sua maturità artistica ed esistenziale.
 
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Lunedì 9 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 12:40