Teatro in carcere, niente più fondi:
“Io ci provo” fermo dopo sei anni

Teatro in carcere, niente più fondi:
“Io ci provo” fermo dopo sei anni
È stato uno dei fiori all’occhiello delle attività culturali pugliesi, portato ad esempio di coraggio, pervicacia ma anche di concretezza, visto che in una manciata di anni, sei in tutto, “Io ci provo” è stato capace di trasformare un’esperienza in un’attività stabile, arrivando a sognare un futuro sostenibile per una compagnia di teatro nata all’interno del carcere di Borgo San Nicola e diventata un piccolo gioiello, anche dal punto di vista autoriale. Ma adesso il progetto è fermo. La doccia fredda è arrivata qualche giorno fa dalla regista e pedagoga Paola Leone, anima ma anche cuore e braccia del progetto insieme a un gruppo molto coeso di collaboratori, che sui social ha annunciato con amarezza lo stop, scatenando un coro di rabbia e incredulità.
La questione è rimbalzata sulla stampa (anche sulla rivista Detenzioni, che si occupa proprio dell’universo carcerario) destando preoccupazione ma anche parecchia indignazione, visto che al progetto non mancano le volontà e neppure i risultati - enormi in questi anni - ma unicamente i fondi per proseguire, tra bandi sempre meno accessibili e la disattenzione delle istituzioni. Basti pensare che Io Ci Provo è stato sostenuto dalla Chiesa Valdese, dalla Regione Puglia e in piccolissima parte dal Comune di Lecce (3.000 euro in 2 anni di cui 2.000 non ancora saldati) così come non ancora saldato il contributo Regionale del 2016. Dopo la solidarietà – tantissima – del web, i responsabili del progetto hanno chiarito la situazione: «Il vero problema è che, per questo tipo di progetti, servono le economie, purtroppo non bastano e non sono bastati almeno a noi il sostegno, l’apertura, il coraggio, e la lungimiranza della Direzione, del Comandate e dell’area educativa del carcere di Lecce - spiega Paola Leone -. Il loro lavoro a favore di Io Ci Provo è indiscutibile e posso gridarlo forte come ho fatto in tutti questi anni, ma la vera questione resta, in una riflessione che riguarda i “vertici“». L’associazione intende infatti porre l’attenzione al documento prodotto dagli stati generali dell’esecuzione penale 2015/2016 dove si dichiara che per rendere efficace la pena occorre predisporre anche progetti culturali che permettono attività ponte con il mondo libero. Un’operazione in cui il contributo degli enti è vitale. «Ministero, Dap, ma anche Comune, Provincia e Regione - prosegue Paola Leone - dovrebbero mettere nella giusta condizione economica tutte quelle Amministrazioni Penitenziarie locali che hanno avviato dei processi e percorsi culturali artistici/educativi con le associazioni esterne, proprio per rendere il lavoro di queste realtà stabile». D’altronde non sono le istituzioni che devono garantire agli ospiti detenuti le attività previste dall’art 27 dell’ordinamento penitenziario?.
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Sabato 23 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:36